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Il Tui Shou dello stile Chen

In questo interessante filmato un’esempio delle principali tecniche di Tui Shou (spingere con le mani) dello stile Chen. In questo filmato i movimenti sono eseguiti da Wu ying feng e Chen Xili, maestri della scuola Laojia (Antica struttura) dello stile Chen.

 

La lancia del Taijiquan Yang secondo Yang BanHou

Yang Banhou fu un grande maestro di lancia (Qiang) e tante sono le leggende e gli aneddoti che circolano sul suo conto.

 

Il maestro Yang Banhou, abilissimo con la lancia

Il maestro Yang Banhou, abilissimo con la lancia

 

 

Si narrà che la madre di Yang Banhou (figlio di Yang Luchan, fondatore dello stile Yang, .ndt), per paura che il figlio si ferisse o morisse in combattimento, tagliò la punta a tutte le lance del figlio. Così da quel giorno sia le tecniche di bastone, lancia e alabarda dello stile Yang sono pressocchè simili tra di loro.

Che tutto ciò sia veritiero oppure no, la verità è che Yang Banhou era un vero maestro con la lancia consì come suo fratello Yang Feng Hou, che purtroppo morì giovane.

La forma di lancia dello stile Yang del Taijiquan secondo il lignaggio di Yang Banhou è di 41 movimenti, ma a volte se ne possono trovare anche 46. Tuttavia, come in molte altre forme tradizionali, la sostanza non cambia.

La forma di lancia è documentata negli scritti originali di Chen Yen Ling (che purtroppo non sono per ora riuscito a recuperare).

Le tecniche principali della lancia stile Yang sono 13:

  1. Aprire (Kai)
  2. Chiudere (He)
  3. Irrompere (Beng)
  4. Dividere (Pi)
  5. Puntare(Dian)
  6. Legare (Za)
  7. Spingere (Bo)
  8. Rallentare (Liao)
  9. Aderire (Chan)
  10. Guidare (Dai)
  11. Retrocedere (Hua)
  12. Intercettare (Jie)
  13. Infilzare (Cuo)

 

 

Le antiche arti marziali cinesi: Sanda e Shuai Jiao

La maggior parte delle arti marziali cinesi affonda le sue origini nella notte dei tempi. E’ ormai accettato all’unanimità che tutte le arti marziali moderne hanno comunque avuto origine da quelle praticate nel tempio Shaolin, da che il monaco Buddista Da Mo (detto anche Bodhidharma) arrivò dall’India nel 527 A.C. circa e, dopo nove anni di meditazione, trasmise ai monaci del tempio due trattati di Qi Gong: l’Yi jin jing (Classico del cambiamento dei muscoli e dei tendini) e lo Xi sui jing (Classico della purificazione del midollo osseo).

Da quel momento in poi l’energia interna (Nei Jin) venne presa in considerazione per l’allenamento nelle arti marziali, chiarendo il fatto che oltre alla forza muscolare (Li) era necessaria una grande forza interna (Qi) per rendere efficaci e “potenti” le proprie tecniche marziali (sia negli stili interni che in quelli esterni).

Prima di allora la storia delle arti marziali era già millenaria.Vari stili e scuole erano già stati creati e approfonditi e altri si erano già persi nel tempo o fusi e/o trasformati in altri.

Ci sono alcuni “stili” (se così possono essere chiamati) antichissimi di arti marziali cinesi che vengono praticati ancora oggi (anche se con alcune importanti modifiche) e che in Cina, come nel resto del mondo, hanno un ampio seguito sia di pubblico che di praticanti.

Queste antiche arti marziali sono il Sanda (anche detto San Shou) e lo Shuai Jiao (anche detto Lotta cinese). Molte delle tecniche relative alle arti marziali moderne sono state mutuate da queste ultime.

Il Sanda

Il Sanda è una antica arte marziale cinese altrimenti chiamata anche con il nome San Shou (pressapoco “mani alla rinfusa”), termine che viene generalmente associato al Sanda (appunto) o, più diffusamente, alle tecniche di lotta delle arti marziali in genere.

Molto simili sono il Kick Boxing occidentale e il Muay Thai (o boxe thailandese), arti marziali che sicuramente molto hanno appreso dalle tecniche e dalla tradizione del Sanda.

Altri nomi utilizzati per il Sanda sono: Xiangbo (lotta contro l’altro), Shou-Bo (lotta con le mani), Bian (impetuosità), Baida, Shou-zhan (battaglia con le mani).

Nella nostra epoca il Sanda è stato codificato a partire dagli anni ’60 con nuove regole, per evitare danni fisici gravi ai combattenti impegnati negli incontri.

Arte marziale dinamica e, a volte, molto violenta, nel Sanda “moderno”, a differenza del passato non sono ammessi colpi di ginocchio, di gomito o leve articolari. Il resto dei colpi possibili è, quindi, ammesso.

I contendenti, che gareggiano su di un ring chiamato “Leitai”, indossano inoltre protezioni per le varie parti del corpo (testa, mani, torace,genitali e bocca). Fino a qualche anno fa venivano inclusi anche i paratibie (mentre gli incontri di Sanda italiani li prevedono ancora).

Storicamente il Sanda ha origine molti secoli fa, tanto che si pensa che le società primitive già praticassero questo tipo di combattimento. Le prime fonti documentate descrivono incontri di Sanda già nel “periodo delle primavere e degli autunni” e “degli stati combattenti” (720-221 A.C.).

In questo periodo l’arte marziale si identifica con il nome di “Leitai” che, come già detto indica la parola ring. Tali incontri avevano ben poco delle tecniche moderne e, a quanto pare, venivano ammesse anche armi. Molto spesso il combattimento si concludeva con la morte, il ferimento o la menomazione grave di uno dei due contendenti.

Durante la dinastia Song (960 D.C. – 1279 D.C.) e fino alla dinastia Qing (1644 D.C. – 1911 D.C.), il Sanda veniva ampiamente praticato dalla popolazione, sopratutto in feste e sagre paesane dove venivano organizzati dei tornei liberi e dove, a quanto pare, molto forti e presenti erano anche le donne.

In tempi più moderni, i tornei di Sanda vennero giudicati troppo cruenti tant’è che, riunite le maggiori scuole, le regole dei combattimenti vennero modificate verso un criterio di sicurezza maggiore.

Guarda un’incontro di Sanda da Youtube

 

Lo Shuai Jiao

L’origine della lotta libera cinese si perde nella notte dei tempi, ma è sicuramente nelle regioni del Nord che ha avuto il suo inizio. Per le sue specifiche caratteristiche lo Shuai Jiao viene inserito in un contesto diverso da tutte le altre arti marziali cinesi.

Tanti sono i nomi che sono state dati nel tempo allo Shuai Jiao. Si pensa infatti che in passato venisse chiamato Jiaoli (“fare ogni sforzo con le corna”) oppure Jiaodi (“opporsi a qualcuno con le corna”) oppure Xiangpu oppure Zhengjao (“competere e cadere”).

Lo “Jiaodi” veniva indicato già nel 2687 A.C. per definire un tipo di lotta che veniva praticato con indosso dei copricapi sormontati da corna (da questo il significato della traduzione di cui sopra). L’imperatore giallo includeva la lotta libera nell’addestramento delle sue truppe, così come veniva fatto durante la dinastia Zhou, ma con il nome di “Jiaoli”.

Lo “Jiaoli” comprendeva varie tecniche di combattimento tra le quali “colpire”, “sottomettere” e “bloccare l’avversario”. Per la sua antica tradizione e per la completezza delle sue tecniche è molto probabile che la lotta libera cinese (assieme al Sanda) sia alla base della stragrande maggioranza delle arti marziali cinesi più recenti.

Il termine moderno di “Shuai Jiao” fu scelto nel 1928 dall’accademia delle arti marziali di Nanchino (Zhong Yang Guo Shu Guan). Lo Shuai Jiao è oggi molto popolare tra le popolazioni di etnia mongola e fa parte dell’addestramento regolare di polizia e militari cinesi.

In passato le maggiori fucine di talenti nascevano in ambito imperiale e precisamente durante la dinastia Qing. Era infatti nella Shanpuying (la scuola di addestramento delle guardie imperiali) che i migliori atleti si formavano.

In realtà lo Shuai Jiao, così come è possibile vederlo oggi, è un misto di tecniche di lotta mongole e mancesi adattate al contesto culturale e sportivo cinese.
 

Guarda un’incontro di Shuai Jiao da Youtube

 

Risorse:

I 5 livelli di abilità del Taijiquan stile Chen [6]

Il 5° livello del Gong Fu

Questo livello di apprendimento del Taijiquan è quello riservato ai veri esperti e a chi, nel proprio cammino di apprendimento, ha saputo scoprire e fare propri tutti gli insegnamenti ricevuti e gli allenamenti seguiti.

A questo livello di conoscenza, lo studio del “cerchio” da piccolo diventa “invisibile”, cosicchè anche la forma deve essere eseguita in maniera invisibile mostrando così la profonda interiorizzazione del movimento.

Per fare questo il corpo deve essere estremamente flessibile, così come l’adattabilità ad ogni minimo cambiamento deve essere immediata e totale. La “mutazione” delle forze Yin e Yang deve quindi avvenire internamente, così da risultare invisibile fuori. Il tutto si traduce in estrema velocità e flessibilità, doti fondamentali e necessarie ad affrontare una combattimento vittorioso.

Il Qi scorre liberamente, comunicando con il cielo e la terra allo stesso modo (concetto evidentemente proprio della filosofia taoista). L’artista marziale, a questo livello, in ogni momento della propria vita agisce in equilibrio mutevole con il Taiji (concetto sempre relativo alla filosofia taoista).

Vi è un perfetto equilibrio tra Yin e Yang. Il morbido e il duro si completano a vicenda, cosicchè i movimenti risultano sempre rilassati e vitali. Ogni parte del corpo è sensibile e può essere usata con la stessa potenza esplosiva (fa jing) di un pugno.

Il rapporto stabilito con il proprio corpo e la propria mente, cosi come tra i muscoli e gli organi interni, è di perfetto equilibrio.

Il praticante ha raggiunto così il bilanciamento perfetto tra Yin e Yang (50% e 50%).

Per le fonti originali di questo articolo vedi I CINQUE LIVELLI DI ABILITA’ NEL TAIJIQUAN STILE CHEN di Gianna Sabatelli da “Arti d’Oriente” luglio-agosto 2002.

I 5 livelli di abilità del Taijiquan stile Chen [5]

 Il 4° livello del Gong fu

Nei livelli di conoscenza del Taijiquan precedenti, abbiamo visto come sia necessario seguire un preciso percorso (scoprire, rendere interno, perfezionare) perseverando ed impegnandosi con un duro allenamento. Nel 4° livello di conoscenza del Taijiquan, l’esperienza e la conoscenza sono già consolidati e si può andare avanti completamente soli, dato che il Qi fluisce correntemente e correttamente in tutto il corpo e la Jin è sufficiente per essere espressa verso l’esterno. A questo livello, il movimento è sincronizzato con il respiro, le forme sono ben espresse e le applicazioni marziali sono ben comprese. 

L’attenzione nell’allenamento andrà quindi spostata quasi esclusivamente verso la profonda internalizzazione del proprio Taijiquan. Ciò significa, come già detto in precedenza, che bisognerà passare dai “cerchi” grandi e medi (intendendo come “cerchi” i movimenti dell’energia interna) ai cerchi piccoli

L’allenamento potrà essere condotto idealmente contro un’avversario invisibile. Questa precisa visualizzazione, permetterà di imparare ad emettere esternamente la propria energia con una precisione molto alta. 

Oltre questo, la forma deve essere eseguita con precisione in modo che l’energia scorra fluente e senza interruzioni controllata dalla vita/bacino (commenti degli articoli precedenti sull’interpretazione “trans-culturale di questa zona del corpo). 

La veloce adattabilità del Qi (l’energia interna) e della Yi (l’intenzione cosciente) sono anch’esse qualità necessarie al raggiungimento del proprio percorso di apprendimento. 

Nel 4° livello di apprendimento del Gong Fu si ci può già considerare dei validi artisti marziali. Ragion per cui l’avversario non è più una minaccia. La sviluppata capacità di adattabilità (peraltro già acquisita, anche se in maniera minore, precedentemente) alle situazioni del combattimento, basta a neutralizzare la forza dell’avversario e a rendere invisibili le proprie azioni.

 

A questo proposito dice un classico del Taijiquan abbastanza conosciuto:

 

 

Se l’avversario è duro, trasformati e renditi morbido.
Ciò è detto “seguire”. Se l’avversario è in movimento
rimani attaccato seguendolo nella stessa direzione.
Ciò è detto “aderire”. Allora sei in contatto con l’avversario;
quando egli si sposta velocemente, ti sposti velocemente;
quando egli rallenta, rallenti, accordandoti ai suoi movimenti.

Che la sensibilità del tuo corpo sia tale
da avvertire la più piccola piuma che ti sfiora la pelle.
L’avversario non avrà modo di scoprirti o di controllarti,
sarai tu a sentirlo e a controllarlo.
Se puoi ottenere questo livello di sensibilità,
non c’è forza fisica che possa sconfiggerti.”

 

La conoscenza del Taijiquan è stata quindi acquisita. La mente, il corpo e le emozioni sono sotto il controllo della propria volontà. Dominando i propri impulsi e i propri egoismi è possibile a questo livello della conoscenza del Taijiquan, dominare completamente le proprie paure.

Quantificando l’energia Yin e Yang presente nel proprio corpo, si potrebbe teorizzare che in questo momento un praticante possiede il 40% di Yin e il 60% di Yang.

Per le fonti originali di questo articolo vedi I CINQUE LIVELLI DI ABILITA’ NEL TAIJIQUAN STILE CHEN di Gianna Sabatelli da “Arti d’Oriente” luglio-agosto 2002.

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