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Il ferro avvolto nel cotone

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Seminario Taiji Chen Xiaojia (piccola struttura) del 25-05-2008

Pubblicato da taijispot su Maggio 21, 2008

E’ stato confermato per il 25 maggio 2008 il seminario di Taijiquan stile Chen che sarà tenuto dal maestro Vito Marino presso la palestra Bodyline di Paceco (Trapani). Il seminario si svolgerà in mattinata, dalle ore 10.00 alle ore 13.00.

Per maggiori informazioni sarà possibile contattare la palestra Bodyline telefonando allo (+39) 0923526017

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10° Giornata mondiale del Taijiquan e del Qi Gong (2008)

Pubblicato da taijispot su Aprile 23, 2008

Il 26 Aprile 2008 sarà la 10° giornata mondiale del Taijiquan e del Qi Gong, manifestazione che si tiene ogni ultimo sabato di Aprile in tutte le nazioni del mondo. La giornata mondiale del Taijiquan e del Qi Gong ha lo scopo di promuovere, senza fini di lucro, tutte le attività collegate alla medicina tradizionale cinese (MTC).

Varie e molteplici sono le iniziative realizzate in tutto il mondo durante questa giornata. Spesso si svolgono sessioni pubbliche di Taijiquan nei parchi e nelle zone pubbliche delle città, ma anche in posti “inusuali” come ricoveri per anziani, prigioni e ospedali.

Durante la giornata mondiale del Taijiquan e del Qi Gong, non si privilegia nessuno stile rispetto ad altri, poichè la missione principale della manifestazione è informare il grande pubblico sui benefici effetti che la pratica può avere sull’organismo e sullo stile di vita in generale di ogni individuo.

La giornata mondiale del Taijiquan e del Qi Gong è stata ufficialmente riconosciuta dalla Organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni unite (UNWHO) all’interno dell’iniziativa “Move for Health”.

Per maggiori informazioni basta consultare il sito internazionale della manifestazione  (a mio avviso di dubbia utilità ed efficacia, .ndt) oppure effettuare un ricerca su Google per vedere quali siano le manifestazioni organizzate nella propria città. Infine è possibile visitare la voce dedicata su Wikipedia.

 

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Corso Istruttori di Taijiquan stile Chen Xiaojia 2008/2009

Pubblicato da taijispot su Aprile 15, 2008

E’ in fase di organizzazione a Palermo, per l’anno 2008/2009, un Corso Istruttori di Taijiquan stile Chen Xiaojia, organizzato in 4 weekend l’anno. Il corso sarà tenuto dalla Maestra Carmela Filosa, XXI generazione della famiglia Chen, Vice-Presidente della ISCT International e Presidente della ISCT per l’Italia. Il corso e’ frutto della collaborazione tra la ISCT e la FedIKA.
Per informazioni rivolgersi al Maestro Riccardo Lombardo, tel 328 6956223

Risorse:

 

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La “Piccola Struttura” del Taiji Quan stile Chen

Pubblicato da taijispot su Aprile 11, 2008

L’articolo è stato pubblicato in origine su “Shaolin Yu Taiji”, 9/2002, scritto da Jian Ge; tradotto dal cinese e redatto da Jarek Szymansky. Traduzione dall’inglese di Carmela Filosa.

Il Taijiquan stile Chen ha avuto origine nel villaggio Chenjiagou, distretto Wen, provincia dell’Henan. Fu creato da Chen Wangting, discendente di nona generazione del clan Chen, tra la fine della dinastia Ming e l’inizio della dinastia Qing, sulla base delle vecchie arti marziali che erano state tramandate all’interno della famiglia.

Chen Wangting perfezionò l’arte e creò cinque serie di Taijiquan, cinque serie di pugni (Wu Tao Chui), Tredici Posture (Shi San Shi) come pure il Pugno di Cannone (Pao Chui), sequenze con armi (lancia, sciabola, spada, bastone, mazze, frusta, ecc.) ed in special modo metodi unici di Spinta con le Mani (Tui Shou) e Lance Appiccicose (Zhan Qiang). In questo modo fu creato un sistema di arti marziali davvero completo.

Nel processo di evoluzione durato oltre trecento anni, lo Yang, il Wu (Jianquan), il Wu (Yuxiang), il Sun, il Zhaobao ed altri stili sono derivati dal Taijiquan stile Chen.

 All’interno del sistema di Taijiquan stile Chen, la “Piccola Struttura” (Xiao Jia) è il metodo di pratica più tradizionale.  

Introduzione alla “Piccola Struttura” del Taijiquan Stile Chen

La pratica del Taijiquan stile Chen enfatizza la riduzione dei cerchi da grandi a piccoli, quindi da piccoli a “non cerchi” - il picco della perfezione nell’arte.

Storicamente il Taijiquan stile Chen non era diviso in “Grande Struttura” e “Piccola Struttura”; comunque, per quanto concerne il metodo della pratica, l’insegnante, per aiutare lo studente ad imparare i rudimenti dell’arte più velocemente, ingrandiva i movimenti della routine, in modo che lo studente cominciasse ad imparare prima dai cerchi esterni, grandi. Dopo un periodo di pratica, quando lo studente aveva già imparato a muoversi in modo rotondo, circolare, i cerchi grandi erano gradualmente ridotti in piccoli, i cerchi esterni in interni, la forza spiraleggiante ‘come avvolgere un filo di seta’ (Chan Si Jin) veniva trasferita lungo i percorsi della forza (Jin Lu) sul dorso, le braccia e le gambe; in questo modo sarebbe stato raggiunto il livello alto di abilità – i cerchi non sarebbero stati espressi fuori.

Durante lo sviluppo del Taijiquan, questi metodi differenti di pratica furono chiamati “Grande Struttura” e “Piccola Struttura” (“Grandi Cerchi” e “Piccoli Cerchi”).

Anche i praticanti della Grande Struttura enfatizzano la riduzione graduale dei cerchi da grandi a piccoli, mentre nella pratica della Piccola Struttura i cerchi sono dapprima ingranditi. I processi della pratica della Grande Struttura e Piccola struttura sono fondamentalmente molto simili, per questa ragione è detto che “la Grande struttura non è grande, la Piccola struttura non è piccola”. 

La Grande Struttura del Taijiquan stile Chen cominciò a diffondersi nel mondo esterno a causa del fatto che le generazioni successive della famiglia Chen lavoravano come scorta alle carovane o conducevano affari fuori del villaggio; specialmente quando Chen Fake (discendente di 17° generazione della famiglia) e Chen Zhaopei (18° generazione) furono ufficialmente invitati ad insegnare arti marziali a Pechino e Nanchino, la Grande Struttura si era diffusa ed era divenuta nota alla gente comune. Poiché la Piccola struttura è stata tramandata solo all’interno del clan familiare e a causa dei requisiti molto severi riguardo alle relazioni tra insegnante e studenti, essa rimane ancora quasi sconosciuta. Comunque, oggigiorno, esponenti della “Piccola Struttura” dello stile Chen hanno già cominciato ad insegnare a gente esterna, ma, dato che sono partiti più tardi, lo stile non è ancora molto diffuso. 

I rappresentanti contemporanei della “Piccola Struttura” del Taijiquan stile Chen sono: Chen Kezhong, Chen Boxiang (entrambi discendenti di 18° generazione), Chen Liqing, Chen Lixian, Chen Boxian (19° generazione), ecc. 

Il “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen” (Chen Shi Taijiquan Tu Shuo) scritto da Chen Xin (16° generazione) e considerato la ‘Bibbia delle Arti Marziali’ (Wulin Shengdian), descrive i movimenti che sono praticati all’interno del sistema della “Piccola Struttura”. L’ “Introduzione” (Zi Xu) stessa di Chen Xin al “Trattato Illustrato” dice:  

“Temo il passare del tempo e non ho la pazienza per aspettare ancora; temo anche che (l’arte marziale) si dividerà in scuole e branche e che la vera conoscenza andrà persa. Per questa ragione nel mio tempo libero faccio tutto ciò che posso per spiegare e chiarire i segreti profondi (dell’arte), e descriverla dettagliatamente.” 

In tutto il libro non c’è alcun cenno alla divisione del Taijiquan stile Chen in Grande Struttura e Piccola struttura. Questo prova che lo stile documentato nel “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen” dovrebbe essere il più vicino all’arte originale creata da Chen Wangting. 

Le caratteristiche della “Piccola Struttura” del Taijiquan Stile Chen  

1. Metodo del corpo (Shen Fa): “Il corpo non deve salire su e ondeggiare in modo disattento, più basso che alto, si muove su un solo livello.”

Durante la pratica delle sequenze il corpo non deve muoversi ora basso ora alto e senza attenzione ondeggiare a sinistra e destra; l’Intenzione (Yi) deve affondare in basso, il baricentro deve essere tenuto basso e fondamentalmente su un solo livello (a parte movimenti come “Calcio battuto e spaccata a terra” – Bai Jiao Xia Cha; Il Gallo d’oro su una sola zampa – Jin Ji Du Li; Il Drago che si stende per terra – Pu Di Long, ecc.). 

2. Tecniche di mano (Shou Fa): “Entrambe le mani non devono ruotare (trascuratamente), ci deve essere una forza di chiusura fra loro, il Qi penetra sottilmente all’interno delle dita; quando si muovono le mani verso l’alto non si devono oltrepassare le sopracciglia, le si muovono in basso rilassandole; quando si gira (cioè muovendo le mani) all’interno (cioè davanti al corpo) il pollice può andare lungo la linea centrale, quando si muovono (le mani) all’esterno non le si stende troppo lontano, affondando in basso la punta del gomito; questo non si allunga troppo avanti (Tan), né lo si tiene troppo vicino (Jia), si contrae il costato, la pelle sulle costole e le mani si devono toccare l’un l’altra (Shu Lei Xiang Mao Fu Xiang Ai)”.

Quando tutt’e due le mani chiudono (He), (cioè sono girate l’una verso l’altra), non devono fronteggiarsi l’un l’altra completamente ma piuttosto formando un certo angolo – questo è chiamato “Quattro Sei, Yin e Yang”; il palmo è a forma di tegola, il pollice ed il mignolo sono chiusi (He, per esempio si muovono l’uno verso l’altro), l’Intenzione (Yi) è su pollice, indice e medio; la linea centrale del corpo determina la portata del movimento per ogni mano, ogni mano controlla metà del corpo; nei suoi movimenti verso l’alto la mano non dovrebbe andare più in alto del livello dei sopraccigli, quando si muove verso il basso ci si dovrebbe concentrare sul rilassamento; quando la mano si muove in fuori, non bisogna estenderla troppo lontano (Tan); quando la mano ritorna, non bisogna tenerla troppo vicina al corpo (Jia), ma lasciare un po’ di spazio extra, seguendo esattamente i principi.

3. Lavoro dei piedi (Bu Fa): “Non porre mai i piedi a forma di ideogramma Ba (otto – che è simile alla lettera latina “V” scritta sottosopra – cioè con la punta dei piedi rivolta in obliquo in fuori) e Ding (simile alla lettera “T”, cioè quando si forma un angolo retto fra i due piedi), ricordarsi sempre di chiudere (cioè muovere l’una verso l’altra) la punta dei piedi; più peso del corpo è sulla parte interna dei piedi, l’alluce ed il secondo dito guidano (il piede); le torsioni sono sui talloni, un passo grande è lungo quanto una gamba, un passo piccolo è lungo quanto un piede in verticale”.

A causa della necessità di aprire le anche ed arrotondare la biforcazione delle gambe, entrambi i piedi dovrebbero essere tenuti paralleli l’uno all’altro e mai posti con le punte rivolte in fuori (a forma di lettere “V” o “T”), altrimenti la giuntura dell’anca non sarà piegata e la biforcazione delle gambe perderà la sua curva (e sarà a forma di lettera “V” – cosiddetta ‘biforcazione tagliente’ – e quindi il requisito di arrotondare il cavallo delle gambe non sarà soddisfatto); quando ci si muove dalle anche in basso usando la “forza a spirale contraria” (Ni Chan), il vettore della forza dovrebbe cadere sul lato interno del piede, sopra l’alluce ed il secondo dito; quando si fa un passo, non lo si dovrebbe estendere troppo lontano (Tan) – si dovrebbe essere in grado di fare un passo e ritirare indietro la gamba liberamente – nei passi grandi la distanza tra i piedi non dovrebbe essere maggiore  della lunghezza stessa della gamba, nei passi piccoli, non più corta della lunghezza del piede. 

4. “Avanzare piuttosto che ritirare, (muovere) la parte inferiore (del corpo) prima della (parte) superiore”: Il centro di gravità dovrebbe avanzare piuttosto che ritirarsi; quando si sposta il peso, la parte inferiore del corpo si muove prima di quella superiore. 

5. Metodo degli occhi (Yan Fa): “Lo Spirito (Shen) accompagna la mano anteriore, la testa non dovrebbe ondeggiare”.

L’Intenzione (Shen Yi) dovrebbe essere sulla mano anteriore, tuttavia gli occhi non dovrebbero essere fissi su di essa, la testa non deve oscillare seguendo i movimenti delle mani. 

6. Metodo della Forza (Jin Fa): “La biforcazione delle gambe si aprirà e sarà rotonda, non dovrebbe torcersi (Niu) od oscillare a sinistra e a destra orizzontalmente (Shuan)”.

Il sedere dovrebbe rilassarsi e distendersi in fuori verso ambo i lati, in modo che le anche “avvolgano” (come se si stesse cercando di abbracciare una grande palla con le gambe), l’articolazione dell’anca è tenuta ripiegata in dentro (le anche sono curvate), aprendo (Kai) dietro e chiudendo (He) davanti, così che la biforcazione delle gambe diventi rotonda; la biforcazione gioca il ruolo di un asse per gambe e vita, e durante la rotazione trasferisce la “Forza come avvolgere un filo di seta” (Chan Si Jin), detta anche “Forza a spirale” (Luo Xuan Jin), che “si avvolge” partendo dalle dita dei piedi lungo tibia e coscia fino al punto Hui Yin, dal corpo (punto Ming Men), spalla, braccio, radio, ulna e si avvolge fino alla punta delle dita; quando Yin e Yang si spostano (cioè il centro di gravità viene spostato da una gamba all’altra), le anche tracciano un arco basso in dietro; le anche sono come un vassoio, ricordarsi di non torcerle né oscillarle mai a sinistra e a destra orizzontalmente (lungo una linea dritta); entrambe le anche dovrebbero tracciare una figura a “∞” e la forza non dovrebbe rompersi, la spirale (Chan) dovrebbe circolare a forma di “~”  (Bei Si Kou); la forza dovrebbe essere piena, senza eccedenze o deficienze. 

7. Molti cerchi verticali, pochi cerchi orizzontali: La ragione del muovere lungo cerchi verticali è di trasmettere la forza (che sorge dai piedi) dal basso verso l’alto, tutto ciò nel rilassare (Song), affondare (Chen) e spostare (il peso) in modo circolare (Yuan Zhuan). Inoltre, è più facile mantenere la stabilità quando ci si muove lungo cerchi verticali. Per questa ragione la Piccola Struttura nel movimento usa soprattutto cerchi verticali o quasi verticali. 

8. Molti cerchi pieni, pochi archi: La ragione dell’uso di cerchi pieni è di rendere i percorsi della forza (Jin Lu) completi, di ridurre inutili e ripetuti “immagazzinamenti di forza” (Xu Jin), di raggiungere continuità nel neutralizzare (Hua) e colpire (Da), e lanciare un attacco con velocità.  

Sulle tracce delle fonti della “Piccola Struttura” del Taijiquan Stile Chen 

Prima di Chen Youben – discendente di 14° generazione della famiglia Chen ed erede di 6° generazione del Taijiquan stile Chen – era stato trasmesso solamente un unico metodo di pratica del Taijiquan e non c’era alcuna divisione in Grande e Piccola Struttura.

Chen Youben fu un personaggio chiave che giocò un ruolo epocale nel dividere il Taijiquan stile Chen in Grande e Piccola Struttura. 

Secondo quanto documentato nella “Genealogia della Famiglia Chen” (Chen Shi Jia Cheng), Chen Gongzhao, padre di Chen Youben, “raggiunse un’abilità (nel Taijiquan) pura e precisa, ed addestrò molti studenti con profonda comprensione (del Taijiquan)” (a Chenjiagou c’è una storia circa Chen Gongzhao che compete in forza con un bue impazzito); Chen Youben e Chen Youheng, suo fratello di sangue, “erano entrambi Xiang Sheng (studenti dell’antica scuola locale) ed impararono il Taijiquan, specialmente (Chen) Youben, che ricevette ‘la perla del dragone’ (cioè la vera trasmissione del Taijiquan), ed istruì i suoi figli ed i figli del fratello nell’arte (del Taijiquan), ebbe una vita modesta, sempre come se (la sua abilità) fosse inferiore (a quella di altri), a quell’epoca la maggior parte delle persone che eccellevano nel Taijiquan erano suoi discepoli. (…)

I discepoli di (Chen) Youben – Chen Qingping, Chen Youlun, Chen Fengzhang, Chen Sande, Chen Tingdong – ebbero notevoli risultati, anche Chen Gengyun chiamò (Chen Youben) maestro.

Chen Qingping passò (il Taijiquan) a He Zhaoyuan, Zhang Kai e Zhang Gaoshan della città di Zhaobao. (Chen) Youlun passò (il Taijiquan) a Li Jingyan e Zhang Dahong”. 

Dal documento precedente si può vedere che sia Chen Gongzhao che suo figlio, Chen Youben, erano artisti marziali di grandi risultati ed ebbero molti discepoli famosi; Chen Youben evidentemente ricevette la vera trasmissione del Taijiquan da suo padre. Inoltre, la Piccola Struttura esisteva già prima di Chen Youben. 

La Piccola Struttura combina durezza e morbidezza, c’è più morbidezza e meno durezza nella Prima Sequenza (Yi Lu), più durezza e meno morbidezza nella Seconda Sequenza (Er Lu). Per di più, dato che la Piccola Struttura ha un sistema teorico davvero completo ed un severo metodo di pratica passo per passo, la gente a Chenjiagou la elogia come “Struttura del Gongfu” (Gongfu Jia) o “Struttura Speciale” (Kan Jia Quan; Kan Jia significa letteralmente “badare alla casa”).

Non è che – come dicono alcuni libri – “Chen Youben, discendente di 14° generazione del clan Chen, fece alcuni cambiamenti alle routine originali, abbandonando gradualmente alcuni movimenti più difficili e vigorosi, e creò la Nuova Struttura (Xin Jia), detta anche Piccola Struttura, ampia quanto la Vecchia Struttura (Lao Jia). 

Poiché Chen Changxing faceva da scorta a carovane lontano da casa e tutto l’anno in giro, Chen Gengyun (figlio di Chen Changxing e discendente di 15° generazione del clan Chen), per poter lavorare insieme al padre chiese a Chen Youben, suo zio, di insegnargli.

Per aiutare Chen Gengyun a diventare abile nel più breve tempo possibile, Chen Youben, pur preservando la quintessenza della Prima Sequenza (in) Tredici Posizioni (Tou Tao Shi San Shi), mise enfasi sulle “esplosioni di forza” (Bao Fa Li), ingrandì i movimenti e allenò Chen Gengyun per oltre un anno.

Chen Youben e Chen Gengyun attraverso discussioni e studi minuziosi crearono un certo tipo di struttura; da allora, per differenziare quest’ultima dalla Prima Sequenza (in) Tredici Posizioni (Tou Tao Shi San Shi), la gente cominciò a chiamarle “Piccoli Cerchi” e “Grandi Cerchi”.

Chen Gengyun passò questa struttura ai membri della sua famiglia; essa fu anche insegnata a Chen Fake – suo nipote – che nel 1928 fu invitato a Pechino per insegnare arti marziali e rese questa struttura nota al pubblico.

Le generazioni successive cominciarono a riferirsi a questa struttura come “Grande Struttura” (Da Jia), ed invece al sistema tradizionale come “Piccola Struttura” (Xiao Jia). 

Dispute riguardo al “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen” 

Perché il “Trattato Illustrato” descrive 64 posizioni e non 74? Perché Chen Xin mentre scriveva il “Trattato Illustrato”, “evitò il futile e si soffermò sull’importante”, scelse solo le posizioni essenziali e le descrisse, così non l’intera routine è annotata nel libro. Per esempio la Posizione di Preparazione (Yu Bei Shi), la Chiusura (Shou Shi) ed alcuni movimenti di collegamento o transitori non furono documentati. Sebbene alcuni di essi furono spiegati, tuttavia non furono elencati come posizioni separate (il “Libro dei Mutamenti” – Yi Jing – include 64 esagrammi, quindi è possibile che il numero delle posizioni nel libro di Chen Xin fu influenzato dal numero degli esagrammi nell’Yi Jing). 

Perché il libro è così oscuro e di difficile comprensione? Perché il “Trattato Illustrato” non è un testo per principianti. Esso fornisce una guida a quei praticanti che hanno già raggiunto un certo livello di abilità e di comprensione della teoria e stanno cercando più alti risultati.

Inoltre, prendendo in considerazione i modi specifici in cui sono scritte le composizioni classiche, la scarsità di periodi e virgole, l’uso di gerghi e dialetto locale in alcuni passaggi, tutto ciò rende il testo veramente difficile da essere compreso pienamente da un principiante o una persona senza almeno una conoscenza di base del Cinese classico. Per di più, poiché il significato di alcuni caratteri nel “Trattato Illustrato” differisce da quello del Cinese moderno, nel processo di apprendimento si dovrebbe combinare l’esperienza derivante dalla pratica per capire l’essenza del libro. 

Alcune parti cruciali sono semplicemente omesse. Per esempio in alcune parti il libro descrive solo il fine della pratica, ma non spiega il metodo ed il processo per conseguire questo fine.

Forse a causa della mentalità conservatrice al tempo di Chen Xin e dell’influenza dell’idea tradizionale di “darti la medicina ma non dirti com’è fatta”; probabilmente a causa della limitatezza delle parole nel rendere le sue idee, alcune cose che possono essere trasmesse solo attraverso l’insegnamento diretto non potrebbero essere spiegate nel libro.

 Il “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen” (pubblicato nel 1931) contiene alla fine la “Spiegazione di Du Yuwan della Formula Rimata Ricevuta da Jiang Fa dal suo Insegnante dello Shanxi” di Du Yuanhua; questa “Formula Rimata” (Ge Jue) divenne un argomento importante per l’opinione che “Wang Zongyue insegnò a Jiang Fa, Jiang Fa insegnò a Chen Changxing o a chen Qingping”, e per trarne la deduzione che Chen Xin realmente ammise che il Taijiquan stile Chen fu trasmesso da Jiang Fa. Per quanto non importi se questa “Formula Rimata” sia reale o falsa e come le frasi siano incoerenti, è sufficiente verificare che c’è una frase “riveduto e corretto da Du Yuanhua (Yuwan) di Qinyang” nell’appendice (cioè “La lista dei redattori che hanno riveduto e corretto il ‘Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen’”) alla fine del libro. Da ciò si può capire che la “Formula Rimata” fu aggiunta da Du Yuanhua molti anni dopo la morte di Chen Xin.

Quest’azione di Du – che usò il lavoro di qualcun altro per perorare le sue proprie idee – non sarebbe dovuta essere adottata ed infatti è stata molto fuorviante.

Jiang Fa e Chen Changxing vissero nella stessa epoca – XVII secolo; Wang Zongyue (la sua biografia si può ritrovare nell’introduzione al “Manuale sulla Lancia Yin Fu” di Wang Zongyue scritta da un autore sconosciuto) e Chen Gongzhao pure vissero nella stessa epoca – XVIII secolo; Jiang Fa visse circa cento anni prima di Wang Zongyue, quindi la cosiddetta frase “Wang Zongyue insegnò a Jiang Fa” è ovviamente un errore, “Jiang Fa insegnò a Chen Changxing o a Chen Qingping” è ancor più senza fondamenta nei fatti. 

Libri sulla Piccola Struttura del Taijiquan stile Chen (tutti in Cinese):

Chen Xin (Chen Pinsan): “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen” (Chen Shi Taijiquan Tu Shuo), 1933 (ristampato parecchie volte, ultima ristampa Shanghai 2000).

Chen Ziming: “L’Arte del Taijiquan della Famiglia Chen Trasmesso Attraverso le Generazioni” (Chen Shi Shichuan Taijiquan), 1932.

Fan Chunlei: “Famoso Pugilato Taiji Cinese – Spiegazione Dettagliata del Taijiquan della Famiglia Chen” (Zhongguo Taiji Ming Quan – Chen Shi Taijiquan Xiangjie), 1990. La versione riveduta e più completa di questo libro (è stata aggiunta la spiegazione della Seconda Sequenza) è stata pubblicata nel 2001 con il titolo “Famoso Pugilato Taiji Cinese – La Piccola Struttura del Taijiquan della Famiglia Chen” (Zhongguo Taiji Ming Quan – Chen Shi Xiao Jia Taijiquan) con Fan Chunlei come autore e Chen Liqing come consulente.

Shi Lei: “Il Taijiquan Stile Chen – La Struttura del Pugilato di Chen Xin” (Chen Shi Taijiquan – Chen Xin Quan Jia), 1999 (pubblicazione limitata solo per circolazione interna).

Chen Liqing: “La Piccola Struttura del Taijiquan Stile Chen” (Chen Shi Taijiquan Xiao Jia), 2001.

Risorse:

Questo articolo è stato pubblicato per gentile concessione della Maestra Carmela Filosa

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Intervista alla maestra Carmela Filosa (21ª gen. famiglia Chen)

Pubblicato da taijispot su Aprile 7, 2008

Domenica 2 Marzo 2008, presso la Palestra Bodyline di Paceco (Trapani) si è tenuto il seminario di Taijiquan stile Chen Xiaojia della Maestra Carmela Filosa, 21ª generazione della famiglia Chen (13ª nella trasmissione dello stile) e vice-presidente dell’ ISCT (International Society of Chen Taijiquan), associazione no-profit presieduta dai maestri Chen Peiju e Chen Peishan (20ª gen. della famiglia Chen) che si occupa di promuovere il Taijiquan stile Chen Xiaojia (Piccola Struttura) nel mondo.

Naturalmente non mi sono fatto scappare l’occasione di porgere qualche domanda alla maestra e il risultato potete leggerlo qui di seguito.

D: Maestra Filosa è un grande onore averla qui, ed è un grande onore avere l’occasione di imparare direttamente da lei i segreti del Taijiquan Chen Xiaojia. Il nostro è un seminario per neofiti. Come si pone una maestra della sua esperienza di fronte a chi si accosta per la prima volta al Taijiquan?

R: La Maestra Chen Peiju dice sempre: “non c’è miglior modo di imparare se non insegnando”. Dal punto di vista di insegnante, quindi, mi pongo nella condizione di accettare una sorta di ‘sfida’ ogni volta che mi trovo ad insegnare a dei principianti, se le cose sono chiare a me allora posso chiarirle a chiunque ed è molto stimolante vedere come dal nulla il Taijiquan prende forma anche in persone che magari fino a poche ore prima non sapevano nemmeno cosa fosse quest’Arte. Io stessa ho modo di imparare tante cose. Dal punto di vista di praticante, invece, osservando delle persone che muovono i primi passi (letteralmente!) nel Taijiquan, mi vengono in mente le mie prime esperienze, mi guardo indietro e ripenso al percorso che mi ha portato fin qui e penso anche che ognuno di noi ha una storia unica e un percorso irripetibile da chiunque altro.

D: In che modo ha cominciato lo studio del Taijiquan? Aveva già praticato qualche arte marziale, oppure ha iniziato proprio così?

R: No, non avevo praticato nessun altra arte marziale prima del Taijiquan e, se si escludono degli esperimenti ‘casalinghi’ sul terrazzo di casa con mio fratello maggiore (anch’egli molto appassionato) che mi ‘dettava’ i movimenti (presi da uno dei pochi libri in italiano che allora si trovava in commercio) ed io che cercavo disperatamente di capirci qualcosa, il primo vero studio è cominciato con mio marito, il maestro Stanislao Falanga, uno dei maggiori esperti in Italia di vari stili di Wushu, tra cui il Tongbei Quan, il Tanglang Quan, ecc.

D: La sua vita professionale si svolge soprattutto nella provincia di Napoli con l’insegnamento del Taijiquan nella sua e in varie palestre. Come si è accostata al mondo dell’estremo oriente? Quali sono stati i suoi punti di riferimento? 

R: Sin da piccola, non so perché, sono sempre stata affascinata dalla Cina e dalle Arti Marziali e il mio pensiero fisso era di riuscire ad andare in questo paese per vivere concretamente certe esperienze. Da ragazza, ai tempi del Liceo, mi sono accostata da sola alla lettura di tutti i libri che riuscivo a reperire sulla storia e la filosofia cinese, in particolare ero interessata al Taoismo come corrente di pensiero, tanto che a volte, in classe, durante l’ora di filosofia, avviavo mio malgrado degli accesi dibattiti con l’insegnante (che aveva un’enorme pazienza!) nella speranza di capire qualcosa di più di quello che era scritto sui nostri libri di testo (che in genere non trattano affatto le filosofie orientali). Dopo il diploma ho conosciuto un vero professore cinese, Philip Kwok, divenuto un carissimo amico della mia famiglia, che mi ha introdotta seriamente allo studio della cultura cinese e mi ha invogliata ad iscrivermi all’Università “L’Orientale” di Napoli per seguire un corso regolare di studi su questo paese che tanto mi affascinava. Da quel momento, quindi, è cambiato tutto e mi sono resa conto che la mia vita non poteva che seguire questa strada …

D: Torniamo al Taijiquan. Da quanti anni pratica quest’arte? Da quanti la insegna? Quali sono stati gli stili con cui ha iniziato prima di intraprendere lo studio del Taijiquan Chen Xiaojia? Quali difficoltà ha incontrato lungo il suo cammino?

R: Come ho già detto, ho iniziato il mio studio direttamente col Taijiquan, anche se all’inizio ho praticato prima lo stile Yang, poi per qualche anno il Chen della Grande Struttura (Laojia), prima di conoscere la maestra Chen Peiju che mi ha introdotta allo studio della Xiaojia. Pratico da circa 18 anni e insegno da 11 e le difficoltà, beh … quelle meriterebbero un capitolo a parte! Non voglio annoiare i lettori, diciamo solo che mi ritengo fortunata nell’aver trovato degli insegnanti eccezionali, ma se ciò è successo è stato anche grazie alla mia caparbietà e al mio spirito di sacrificio. Innanzitutto vengo da una famiglia molto modesta che in eredità mi ha dato dei beni preziosissimi quali l’educazione, il senso del rispetto per se stessi e per gli altri, l’amore per lo studio, ma purtroppo non avrebbe mai potuto sostenermi finanziariamente in questa mia lunga ricerca. Quindi, mi sono rimboccata le maniche e ho lavorato duramente per potermi permettere i miei viaggi-studio in Cina (che sono stati davvero tanti e non accennano a diminuire!), senza calcolare i disagi nel trascorrere negli ultimi 15 anni l’estate in Cina, col clima caldo-umido soffocante e quindi in condizioni che non sono l’ideale per affrontare dei lunghi allenamenti giornalieri! Tutto ciò, ovviamente, rinunciando alle vacanze e quindi anche a quel meritato riposo cui ognuno ha diritto dopo un anno di lavoro e col rischio di incappare in imbroglioni pseudo - maestri (cosa che mi è successa) e di spendere pure male i propri soldi. Ma questo è ancora il minimo e non rimpiango nulla nel mio percorso, la difficoltà maggiore invece, come per la mia maestra, è il fatto stesso di essere una donna e di non poter permettermi alcuno sbaglio, laddove molti maestri uomini possono tranquillamente insegnare quello che non conoscono e infangare, così, il lavoro di tanti che, come me, si fanno in quattro per trasmettere qualcosa di vero (ecco, alla fine ho comunque parlato troppo!).

D: Ricorda ancora la prima volta che ha praticato il Taijiquan Chen Xiaojia? Quali sono state le sue sensazioni?

R: E come potrei dimenticarlo? La maestra Chen Peiju, prima di insegnarmi, mi chiese di mostrarle la sequenza di stile Chen che conoscevo (Yilu della Laojia) che io eseguii col massimo impegno temendo di fare brutta figura. Alla fine il suo commento fu che, tutto sommato, praticavo anche meglio di tanti cinesi, che il mio movimento era pulito e privo di inutili fronzoli e ‘ancheggiamenti’ o peggio ancora di pericolose rotazioni delle ginocchia che tanti fanno inavvertitamente, ma che allo stesso tempo era ‘vuoto’ e che in quel modo la forza non sarebbe mai arrivata alle mani … (non si fraintendano le mie parole, se racconto questo aneddoto non è per criticare i vari metodi che sono, invece, tutti potenzialmente validi, ma solo per dire una mia esperienza personale). Così mi disse che se volevo imparare dovevo ricominciare tutto daccapo e avere tanta pazienza perché il metodo della Xiaojia era molto complicato e quindi, dopo avermi fatto mostrare dal suo fido allievo Baoli (che allora era poco più che principiante) la sequenza Yilu della Xiaojia, cominciò a dispensarmi i suoi meravigliosi insegnamenti. Mi sono sentita allo stesso tempo frustrata, perché avvertivo di aver perso tempo fino ad allora e anche di essere stata un po’ ingannata nell’insegnamento, ma anche privilegiata perché mi si stava dando l’opportunità di apprendere qualcosa di speciale, riservato a pochi.

 

D: Può descriverci lo stile Chen Xiaojia? Quali sono le sue caratteristiche principali?

 

R: Sinteticamente possiamo dire che nella pratica della Xiaojia i cerchi grandi vengono gradualmente ridotti in piccoli, da esterni in interni, fino ad arrivare ai “non-cerchi”, che è il picco della perfezione nell’arte. La forza a spirale deve essere trasmessa sul dorso e da qui alle braccia e alle gambe, così i cerchi non sono più espressi esternamente.  In particolare, l’intenzione (yi) deve affondare in basso, le mani hanno costantemente una forza di chiusura tra loro e il qi penetra sottilmente all’interno delle dita, la linea centrale del corpo determina la portata del movimento per ogni mano. Le anche sono costantemente rilassate e l’inforcatura delle gambe è rotonda, in modo da fungere da asse per gambe e vita. I cerchi sono più verticali che orizzontali, per trasmettere la forza, che sorge dai piedi, dal basso verso l’alto e mantenere più facilmente la stabilità quando ci si muove. Infine, i cerchi sono quasi sempre pieni e si usano pochi archi, in modo da rendere i percorsi della forza completi e ridurre, così, inutili e ripetuti immagazzinamenti di forza.

 

D: Cosa differenzia lo stile Chen Xiaojia dagli altri stili di Taijiquan Chen (Laojia e Xinjia) e dagli altri stili più diffusi (Yang, Sun e Wu)? Quali sono le caratteristiche che li accomunano?

 

R: Capisco la tua curiosità, ma ti rendi conto che simili domande richiederebbero delle spiegazioni molto lunghe! In generale si può dire che la Dajia (soprattutto la Laojia, ovvero Lao Dajia) predilige dei cerchi grandi ed esterni e soprattutto orizzontali piuttosto che verticali (tanto che all’inizio, quando nacque la Dajia, la gente a Chenjiagou chiamava i due stili “Piccoli Cerchi” e “Grandi Cerchi”), mentre la Xinjia (ovvero Xin Dajia) si riavvicina molto al metodo della Xiaojia. Tutti questi stili, compresi i vari Yang, Sun e Wu, sono in realtà accomunati dalla stessa teoria e dagli stessi principi del movimento, anche se a volte si fa fatica a riconoscerli oppure sono stati mischiati ad altri principi che derivano dalle precedenti esperienze marziali dei maestri capiscuola.

 

D: Fino a poco tempo fa lo stile Chen Xiaojia era pressoché sconosciuto al grande pubblico, anche a causa (o per merito?) della volontà da parte dei maestri prosecutori della tradizione di mantenere “privato” e strettamente riservato l’insegnamento delle tecniche. Anche oggi, in occidente, la bibliografia e la videografia sullo stile Chen Xiaojia è molto rara. C’è un motivo per cui la famiglia Chen ha deciso fino ad oggi di fare questo? Oppure bisogna solamente attendere qualche tempo perché lo stile Chen Xiaojia si diffonda al grande pubblico?

 

R: E’ volontà di tutti noi che pratichiamo la Xiaojia (a partire dai maestri Chen Peishan e Chen Peiju) di diffondere il più possibile questo stile, quindi sono fiduciosa che tra qualche tempo se ne sentirà parlare molto più di adesso. Se ciò non è ancora successo finora ci sono molti motivi. Innanzitutto i membri della famiglia Chen che praticano la Xiaojia non hanno mai voluto rendere l’arte di famiglia un “commercio” e quindi non hanno mai cercato deliberatamente di farsi pubblicità per vendere, in un certo senso, lo stile. Solo da poco (relativamente alla diffusione di altri stili) i maestri hanno deciso che è giusto trasmettere a quanti lo desiderano queste conoscenze che sono un bene prezioso e così se ne comincia a parlare di più. Inoltre, posso confermare che questo stile è davvero difficile ed anche questo aspetto, come mi ha spiegato la maestra Chen, ha contribuito a tenere lontano chi non era seriamente intenzionato e a scoraggiare chi cercava facili vie (la maestra è solita dire: “Se studi il Taijiquan per combattere, prima di dieci anni non mettere il naso fuori dalla porta!”). Infine, non si può negare che una parte della riservatezza nell’insegnamento era, ed è ancora, dovuta alla precisa volontà di stringere un tantino il cerchio dei privilegiati in modo da insegnare nel modo migliore a chi realmente lo meritasse.

 

D: Ci parli del suo incontro con la famiglia Chen. Come è avvenuto? E’ accaduto per caso come molte volte succede, oppure è stato un obiettivo raggiunto dopo tanto tempo?

 

R: Per incontro con la famiglia Chen intendi quello con la maestra Chen Peiju? Perché è lei che ho incontrato per prima della sua famiglia. Quando l’ho incontrata non sapevo nemmeno come si chiamasse! Infatti, quell’anno ero alla ricerca di un buon maestro di stile Chen e in un viaggio che è rimasto memorabile per le peripezie e le difficoltà incontrate (e qui dovremmo allungare la lista precedente!) mi ritrovai per puro caso a Zhengzhou, dove un amico di un amico promise di presentarmi una brava insegnante di Taijiquan. Ricordo perfettamente che mi disse: “Non è famosa, ma vedrai che è in gamba!”. Il mio cinese allora non era ancora molto ferrato e probabilmente egli cercò anche di spiegarmi di chi si trattasse, ma io di certo non capìì e mi presentai all’appuntamento che difatti non conoscevo neanche il nome della maestra, ma non ci diedi importanza. Fatto sta che sin dalla prima lezione mi colpì il suo modo chiaro, diretto e preciso di spiegarmi i movimenti e una frase che mi disse: “Ricorda sempre in futuro, anche se non sarò più io la tua insegnante, di non prendere come oro colato tutto ciò che ti verrà detto, fosse anche il maestro più famoso del mondo a dirtelo, e di ragionare sempre con la tua testa!”. Dopo tre giorni avevo deciso che lei sarebbe stata la mia unica insegnante da lì in avanti e le chiesi il suo ‘onorevole cognome’ (come si usa dire in cinese): puoi immaginare il mio stupore quando realizzai chi fosse, celata dietro tanta modestia! Comunque lei ama dire che il nostro è stato un incontro voluto dal destino e non un semplice caso …

 

D: Come si svolgono gli allenamenti con la maestra Chen Peiju? Ogni quanto avvengono i vostri incontri? Non deve essere facile colmare una distanza tanto grande come quella che c’è tra Italia e Cina.

 

R: Infatti, non è facile. Ho già spiegato prima le difficoltà nell’affrontare ogni anno un viaggio così lungo e faticoso, ma per me questo momento è diventato una linfa vitale a cui non potrei più rinunciare, anche se la maestra vorrebbe che adesso camminassi un po’ più con le mie sole gambe, nel senso che per lei sono pronta per maturare da sola tutto l’insegnamento che mi ha dato. Ma è più forte di me, il solo trovarmi in sua presenza è uno stimolo enorme a fare meglio. Generalmente passo da lei tutta l’estate e gli allenamenti si svolgono di pomeriggio con la partecipazione dei suoi bravissimi istruttori che sono ‘inquisiti’ quanto me sui progressi fatti o non fatti. La maestra non tollera che si arrivi tardi alle lezioni, perdendo del tempo prezioso, e anzi si aspetta di trovarci al suo arrivo già sudati ad attenderla, inoltre pretende la massima attenzione da tutti mentre corregge chiunque di noi, ogni occasione è buona per imparare. La mattina mi alleno per conto mio cercando di fissare i concetti su cui si è lavorato il giorno prima.

 

D: Lei appartiene “ufficialmente” alla 21ª generazione della famiglia Chen, XIII dello stile, essendo stata “adottata” e scelta come prosecutrice di una tradizione antichissima iniziata (secondo quanto i documenti storici hanno dimostrato) da Chen Wangting più di 400 anni fa. Sicuramente legati a questo ruolo ci sono tanti oneri. E’ proprio così? E quali sono i privilegi?

 

R: Si, ho ricevuto un onore che non avrei mai immaginato di meritare. Già il fatto di essere prescelta come “allievo interno” della famiglia è molto più di quanto sognassi, ma addirittura essere inserita nella genealogia dello stile come prosecutrice ufficiale di XIII generazione, ancora non riesco a crederci! (Qualche amico ha scherzosamente commentato che questa è la prova che un napoletano può arrivare dovunque).

Comunque, aspetta ad invidiarmi (non l’hai detto, ma l’hai pensato), perché è chiaro che tutto ciò comporta delle responsabilità enormi, da cui non potrò mai più tirarmi indietro (ricordo che la prima sensazione che provai quando la maestra mi annunciò candidamente la sua intenzione fu il terrore puro!). E non che non abbia il coraggio  (o l’incoscienza) per sostenere ciò, temo solo di non essere all’altezza di tanta fiducia.

Ci siamo, in un certo senso, scambiati una duplice promessa: da un lato io cercherò di mettere a frutto tutte le conoscenze che mi saranno date, diffondendo l’arte in occidente ma allo stesso tempo “osservando e proteggendo gli insegnamenti dei Maestri” e “lavorando con determinazione e diligenza”, dall’altro essi faranno sì che io “studi integralmente ed erediti il Taijiquan stile Chen” (tra virgolette ho riportato dei passi dal mio giuramento). Penso che, come privilegio, la certezza di ereditare integralmente lo stile (anche se so che questo dipende molto dal mio impegno) sia qualcosa di valore inestimabile, tu che ne pensi?

 

D: Da praticante, allievo e cultore del Taijiquan è un tesoro incommensurabile! Come si svolge il cammino di uno studente che vuole iniziare a studiare il Taijiquan stile Chen Xiaojia? Quali sequenze di movimenti si apprendono inizialmente e quali successivamente? Cosa si studia quando si raggiunge un livello di apprendimento avanzato?

 

R: Tutto comincia sempre dalle basi. Innanzitutto bisogna sviluppare un movimento preciso, ben coordinato, impadronendosi del giusto modo di muovere ogni parte del corpo, portando fuori radicamento e leggerezza allo stesso tempo. In genere si inizia con l’aspetto morbido del movimento (nel morbido si studia il duro) e quindi si predilige lo studio della Yilu (oggi nella scuola abbiamo anche una sequenza base ed una intermedia, ma la pratica è identica a quella della Yilu). Solo dopo si passa allo studio della forza (nel duro si studia il morbido) e si può apprendere la Erlu, detta anche Paochui, Pugno di Cannone, per i suoi ripetuti colpi esplosivi. I maestri, in linea di massima, delineano tre fasi nello studio: porre le basi (attenzione, però, che già qui il livello richiesto è alto), studiare il lavoro interno e infine quello esterno. Contemporaneamente si studiano i vari taolu con le armi e il tuishou quando si sono poste delle buone basi.

 

D: Rispetto ad altri stili del Taijiquan lo stile Chen Xiaojia possiede una spiccata componente marziale. Può descriverci questa interessante caratteristica? Cosa bisogna conoscere e sviluppare nella propria tecnica personale prima di padroneggiare questo aspetto della disciplina?

 

R: Il Taijiquan è un’arte marziale, quindi questa non è solo una caratteristica del Chen Xiaojia.

È anche vero che talune scuole prediligono la pratica finalizzata al benessere mettendo in secondo piano lo studio dell’aspetto marziale, oppure semplicemente non conoscono quest’aspetto e quindi non lo insegnano. In realtà l’aspetto salutare e quello marziale non sono in contraddizione: se un movimento è corretto, allora è contemporaneamente valido da tutti i punti di vista che possiamo prendere in esame. La comprensione ed il padroneggiamento dell’aspetto marziale passano per le fasi che ho descritto prima, se non si ha un buon controllo sull’interno i movimenti saranno sempre vuoti e non si riuscirà ad applicare la forza adeguatamente.

 

D: Quali sono le armi principali della scuola Chen Xiaojia? Sono comprese tutte le armi principali della tradizione cinese (spada, lancia, sciabola e bastone) oppure ne è presente qualcun’altra diversa e magari più particolare e rara?

 

R: Sono comprese le armi principali della tradizione cinese ed in più se ne studiano altre quali la Dadao, mentre la Doppia Mazza (Shuang Jian) è davvero caratteristica del Chen Xiaojia.

 

D: Ritornando alla bibliografia e alla videografia dello stile Chen Xiaojia (ad oggi, l’unico libro esistente in lingua inglese è stato scritto da Fan Chunlei e da Frank Shiery e gli unici DVD disponibili sono quelli di Chen Yongfu, entrambi allievi della maestra Chen Liqing), abbiamo annunciato da tempo che è in preparazione, da parte sua e della maestra Chen Peiju, un libro e un DVD didattico. Può darci qualche notizia al riguardo? A che punto sono i lavori? Qual’è data di pubblicazione prevista?

 

R: Il libro uscirà a fine anno o al più tardi ad inizio 2009 e comprenderà, oltre ad alcuni esercizi preparatori, le tecniche di base e la Sequenza Base di 20 movimenti. Questo primo lavoro è rivolto davvero a tutti, non solo agli esperti del settore, quindi analizza soprattutto i benefici sulla salute derivanti dalla pratica del Taijiquan con dettagliati riferimenti alla Medicina Tradizionale Cinese. In seguito ci saranno altri lavori più specifici, posso anticipare che i maestri stanno lavorando a nuovi testi e nuovi DVD, sarà una bella sorpresa e anch’io sto aspettando con ansia (allora mi attiverò per tradurre tutto in Italiano), ma ricordate sempre che la pratica personale viene al primo posto e non potrà mai essere sostituita da alcun DVD!

 

D: Concludendo, può annunciarci quali sono le prossime iniziative previste dalla ISCT in Italia e nel mondo? A quando una nuova visita dei maestri Chen in Italia?

 

R: Intanto il Meeting Mondiale ISCT previsto per quest’anno in Cina è stato spostato all’anno prossimo (causa difficoltà logistiche dovute all’evento delle Olimpiadi di Pechino) quindi si tengano pronti quanti volessero prendervi parte. In Italia sono riuscita finalmente ad avviare il primo corso istruttori da me a Napoli, di cui a Maggio termino il primo anno con enorme soddisfazione, un altro, come ben saprai, è in procinto di partire a Palermo per fine anno, grazie alla collaborazione dei maestri Vito Marino e Riccardo Lombardo che mi seguono da vari anni in quest’avventura. Per i maestri, speriamo al più presto di riaverli in Italia. Purtroppo non è facile organizzare la loro venuta, ma posso anticipare che se il responsabile della Francia, Philippe Raffort, inviterà, come mi ha detto, la maestra Chen Peiju in Europa quest’autunno, allora ci sono ottime possibilità che riesca a strapparle una settimana italiana!

 

Grazie maestra Filosa! E’ stato un onore, e soprattutto, un piacere farle questa intervista. Speriamo di incontrarci nuovamente e al più presto!!!

 

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