Archivio per la categoria ‘Qigong’
Pubblicato da taijispot su Settembre 17, 2008
Riparte il corso di Taiji quan stile Chen Xiaojia a Paceco, presso la palestra Body Line (tel. 0923-526017). La prima lezione (gratuita) è fissata per martedì 28 ottobre 2008, alle 19:30.
Quest’anno sono previsti due incontri settimanali, il martedì e il giovedì sempre alle 19:30 tenuti da Ivana Vinci, naturalmente arricchiti dalla possibilità di partecipare a seminari di approfondimento con i maestri Carmela Filosa, Vito Marino e Riccardo Lombardo. Non mancate!

La locandina dei corsi 2008
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Pubblicato da taijispot su Settembre 16, 2008
Sono state fissate le date riguardanti il corso di istruttori stile Chen Xiaojia che si terrà a Palermo, per il biennio 2008-2009, presso la palestra L’espace in Via G.B.F. Basile 3 a Palermo.
Il corso sarà tenuto dalla Maestra Carmela Filosa, XXI generazione della famiglia Chen, Vice-Presidente della ISCT International e Presidente della ISCT per l’Italia. Il corso e’ frutto della collaborazione tra la ISCTe la FedIKA.
Le giornate fissate sono:
- Prima sessione: 29-30 Novembre 2008
- Seconda sessione: 28 Febbraio – 1 Marzo 2009
- Terza sessione: 13-14 Giugno 2009
- Quarta sessione: 26-27 Settembre 2009
Tutti gli incontri saranno divisi in due giornate di 5 ore l’una.
Per informazioni rivolgersi al Maestro Riccardo Lombardo, tel. 328-6956223
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Pubblicato da taijispot su Agosto 22, 2008
La maggior parte delle arti marziali cinesi affonda le sue origini nella notte dei tempi. E’ ormai accettato all’unanimità che tutte le arti marziali moderne hanno comunque avuto origine da quelle praticate nel tempio Shaolin, da che il monaco Buddista Da Mo (detto anche Bodhidharma) arrivò dall’India nel 527 A.C. circa e, dopo nove anni di meditazione, trasmise ai monaci del tempio due trattati di Qi Gong: l’Yi jin jing (Classico del cambiamento dei muscoli e dei tendini) e lo Xi sui jing (Classico della purificazione del midollo osseo).
Da quel momento in poi l’energia interna (Nei Jin) venne presa in considerazione per l’allenamento nelle arti marziali, chiarendo il fatto che oltre alla forza muscolare (Li) era necessaria una grande forza interna (Qi) per rendere efficaci e “potenti” le proprie tecniche marziali (sia negli stili interni che in quelli esterni).
Prima di allora la storia delle arti marziali era già millenaria.Vari stili e scuole erano già stati creati e approfonditi e altri si erano già persi nel tempo o fusi e/o trasformati in altri.
Ci sono alcuni “stili” (se così possono essere chiamati) antichissimi di arti marziali cinesi che vengono praticati ancora oggi (anche se con alcune importanti modifiche) e che in Cina, come nel resto del mondo, hanno un ampio seguito sia di pubblico che di praticanti.
Queste antiche arti marziali sono il Sanda (anche detto San Shou) e lo Shuai Jiao (anche detto Lotta cinese). Molte delle tecniche relative alle arti marziali moderne sono state mutuate da queste ultime.
Il Sanda
Il Sanda è una antica arte marziale cinese altrimenti chiamata anche con il nome San Shou (pressapoco “mani alla rinfusa”), termine che viene generalmente associato al Sanda (appunto) o, più diffusamente, alle tecniche di lotta delle arti marziali in genere.
Molto simili sono il Kick Boxing occidentale e il Muay Thai (o boxe thailandese), arti marziali che sicuramente molto hanno appreso dalle tecniche e dalla tradizione del Sanda.
Altri nomi utilizzati per il Sanda sono: Xiangbo (lotta contro l’altro), Shou-Bo (lotta con le mani), Bian (impetuosità), Baida, Shou-zhan (battaglia con le mani).
Nella nostra epoca il Sanda è stato codificato a partire dagli anni ‘60 con nuove regole, per evitare danni fisici gravi ai combattenti impegnati negli incontri.
Arte marziale dinamica e, a volte, molto violenta, nel Sanda “moderno”, a differenza del passato non sono ammessi colpi di ginocchio, di gomito o leve articolari. Il resto dei colpi possibili è, quindi, ammesso.
I contendenti, che gareggiano su di un ring chiamato “Leitai”, indossano inoltre protezioni per le varie parti del corpo (testa, mani, torace,genitali e bocca). Fino a qualche anno fa venivano inclusi anche i paratibie (mentre gli incontri di Sanda italiani li prevedono ancora).
Storicamente il Sanda ha origine molti secoli fa, tanto che si pensa che le società primitive già praticassero questo tipo di combattimento. Le prime fonti documentate descrivono incontri di Sanda già nel “periodo delle primavere e degli autunni” e “degli stati combattenti” (720-221 A.C.).
In questo periodo l’arte marziale si identifica con il nome di “Leitai” che, come già detto indica la parola ring. Tali incontri avevano ben poco delle tecniche moderne e, a quanto pare, venivano ammesse anche armi. Molto spesso il combattimento si concludeva con la morte, il ferimento o la menomazione grave di uno dei due contendenti.
Durante la dinastia Song (960 D.C. – 1279 D.C.) e fino alla dinastia Qing (1644 D.C. – 1911 D.C.), il Sanda veniva ampiamente praticato dalla popolazione, sopratutto in feste e sagre paesane dove venivano organizzati dei tornei liberi e dove, a quanto pare, molto forti e presenti erano anche le donne.
In tempi più moderni, i tornei di Sanda vennero giudicati troppo cruenti tant’è che, riunite le maggiori scuole, le regole dei combattimenti vennero modificate verso un criterio di sicurezza maggiore.
Guarda un’incontro di Sanda da Youtube
Lo Shuai Jiao
L’origine della lotta libera cinese si perde nella notte dei tempi, ma è sicuramente nelle regioni del Nord che ha avuto il suo inizio. Per le sue specifiche caratteristiche lo Shuai Jiao viene inserito in un contesto diverso da tutte le altre arti marziali cinesi.
Tanti sono i nomi che sono state dati nel tempo allo Shuai Jiao. Si pensa infatti che in passato venisse chiamato Jiaoli (”fare ogni sforzo con le corna”) oppure Jiaodi (”opporsi a qualcuno con le corna”) oppure Xiangpu oppure Zhengjao (”competere e cadere”).
Lo “Jiaodi” veniva indicato già nel 2687 A.C. per definire un tipo di lotta che veniva praticato con indosso dei copricapi sormontati da corna (da questo il significato della traduzione di cui sopra). L’imperatore giallo includeva la lotta libera nell’addestramento delle sue truppe, così come veniva fatto durante la dinastia Zhou, ma con il nome di “Jiaoli”.
Lo “Jiaoli” comprendeva varie tecniche di combattimento tra le quali “colpire”, “sottomettere” e “bloccare l’avversario”. Per la sua antica tradizione e per la completezza delle sue tecniche è molto probabile che la lotta libera cinese (assieme al Sanda) sia alla base della stragrande maggioranza delle arti marziali cinesi più recenti.
Il termine moderno di “Shuai Jiao” fu scelto nel 1928 dall’accademia delle arti marziali di Nanchino (Zhong Yang Guo Shu Guan). Lo Shuai Jiao è oggi molto popolare tra le popolazioni di etnia mongola e fa parte dell’addestramento regolare di polizia e militari cinesi.
In passato le maggiori fucine di talenti nascevano in ambito imperiale e precisamente durante la dinastia Qing. Era infatti nella Shanpuying (la scuola di addestramento delle guardie imperiali) che i migliori atleti si formavano.
In realtà lo Shuai Jiao, così come è possibile vederlo oggi, è un misto di tecniche di lotta mongole e mancesi adattate al contesto culturale e sportivo cinese.
Guarda un’incontro di Shuai Jiao da Youtube
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Pubblicato da taijispot su Luglio 30, 2008
Soltanto dopo aver letto della illustrazione circolare del Taiji negli antichi classici, ho realizzato che per praticare il Taijiquan uno deve comprendere l’essenza del bozzolo di seta. Il bozzolo di seta è un metodo di muovere il Qi Centrale (Zhong qi). Se non è compreso, allora neanche la boxe è compresa.
Il primo cammino bianco e cammino nero sono come il Taiji Yin e Yang esistenti nel Wuji (infinito).
Il secondo cammino bianco e cammino nero sono come il Taiji che da vita a due Yi; Questi due Yi sono Yin e Yang, per esempio Cielo e Terra.
Il terzo cammino bianco e cammino nero sono come il Qi dello Yin, Yang e Wuxing (cinque elementi) che ogni uomo ha e di cui necessita per vivere.
Il quarto cammino bianco è quello che Mengzi chiamò Spirito Nobile (Haoran zhi Qi); il cammino nero è lo spririto animale dell’uomo (Xue Qi, letteralmente Qi Sangue) che, se congiunto a Moralità e Giustizia (Daovi), diviene Spirito di Virtù (Zheng Qi, letteralmente Qi Retto) es. Spirito Nobile.
Il quinto cammino bianco è la Mente del Dao (Dao Xin), ciò che governa il Qi. Il Qi non si può muovere senza il Principio (Li), questo principio è nel Carattere di ognuno (Xing). Il cammino nero è la Mente Umana (Ren Xin), che i saggi e gli uomini virtuosi chiamarono Mente Personale (Si Xin). Il punto bianco interno è il Pensiero Moderato (Ke Nian), mentre il punto nero è il Pensiero Ambiguo (Wang Nian).
Soltanto i Santi sono in grado di mantenere Pensieri Moderati e liberarsi dei Pensieri Ambigui. I Pensieri Ambigui sono ciò che Gaozi chiamò nutrire desiderio sessuale (Si Se Xing). Tutti gli umani li hanno. Se un uomo potesse liberarsi di questi pensieri egoistici a tal punto che essi non apparissero più, allora egli sarebbe di pura natura celeste (es. di pura natura primordiale). (Se uno fosse) di pura natura celeste, allora durante la pratica della boxe si muoverebbe seguendo il Mistero della Natura (Tianji), naturalmente, vividamente, la forma originale del Taiji sarebbe spontaneamente rivelata nel mio corpo.
I tre grandi cerchi esterni promuovono lo Yin e lo Yang fin dalle loro origini; i tre cerchi interni esprimono ciò che governa lo Yin e lo Yang. Tre cerchi interni, ovvero ciò che un uomo riceve, sono tutti nel terzo cerchio, e originariamente non vi era alcuna necessità di descrivere altri cerchi. (Comunque poiché io) ero preoccupato (che le persone) praticassero la boxe senza comprendere il principio del governo del Qi, sicchè doveva essere descritta un’altra immagine, e (io sperimentalmente) la descrissi per facilitare la comprensione.
La cosa importante è che i tre cerchi interni sono tutti nel contesto del terzo cerchio, il terzo cerchio è all’interno del secondo, il secondo è all’interno del primo. Questo disegno illustra in modo particolare il cuore del custodire la vita (Wei Sheng), formula meravigliosa del ritorno del Qi (Huan Qi).
Se uno è esperto nel muovere il Qi (Yun Qi), solo allora uno può proteggere la propria vita; se uno sa proteggere la propria vita, allora c’è il supporto per la Restaurazione del proprio Carattere (Fu Xing), e il Qi può contare su (questo).
Tale Taiji Boxe è uno studio benefico per corpo (Shen) e mente (Xin), carattere (Xing) e vita (Ming). I saggi dicono che coltivare il proprio carattere morale risiede nella Restaurazione del Carattere, ciò significa che proteggere la vita e muovere il Qi sono il cuore della coltivazione del proprio carattere morale e della sua restaurazione. (Io) non so (se ciò sia) corretto o no, per il momento essendo (io diedi) spiegazione illustrata per renderla più divertente.

Figura dal “Manuale illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” di Chen Xin dimostrante la relazione tra Taiji e Chansijing (Essenza del Bozzolo di Seta)
Le parole nel secondo cerchio interno (fuori dal piccolo simbolo Yin-Yang) sono: Ke Nian ( Pensiero Moderato ; sulla destra), Wang Nian ( Pensiro Ambiguo; sulla sinistra), Si Nian (Pensiero Personale); poi, seguendo la spirale, ci sono: Bilu Haoran zhi Qi (Cammino Bianco Spirito Nobile), Heilu ji Xue Qi ( Cammino Nero è lo Spirito Animale), Rensheng zhi Yinyang (lo Yin e lo Yang della Vita Umana), Tiandi Yinyang (Yin e Yang del Cielo e della Terra), Taiji zhi Yinyang (Yin e Yang del Taiji).
Traduzione dal cinese all’inglese a cura di Jarek Szymanski. Traduzione dall’inglese all’italiano a cura di Ivana Vinci.
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Pubblicato da taijispot su Luglio 29, 2008
Il 5° livello del Gong Fu
Questo livello di apprendimento del Taijiquan è quello riservato ai veri esperti e a chi, nel proprio cammino di apprendimento, ha saputo scoprire e fare propri tutti gli insegnamenti ricevuti e gli allenamenti seguiti.
A questo livello di conoscenza, lo studio del “cerchio” da piccolo diventa “invisibile”, cosicchè anche la forma deve essere eseguita in maniera invisibile mostrando così la profonda interiorizzazione del movimento.
Per fare questo il corpo deve essere estremamente flessibile, così come l’adattabilità ad ogni minimo cambiamento deve essere immediata e totale. La “mutazione” delle forze Yin e Yang deve quindi avvenire internamente, così da risultare invisibile fuori. Il tutto si traduce in estrema velocità e flessibilità, doti fondamentali e necessarie ad affrontare una combattimento vittorioso.
Il Qi scorre liberamente, comunicando con il cielo e la terra allo stesso modo (concetto evidentemente proprio della filosofia taoista). L’artista marziale, a questo livello, in ogni momento della propria vita agisce in equilibrio mutevole con il Taiji (concetto sempre relativo alla filosofia taoista).
Vi è un perfetto equilibrio tra Yin e Yang. Il morbido e il duro si completano a vicenda, cosicchè i movimenti risultano sempre rilassati e vitali. Ogni parte del corpo è sensibile e può essere usata con la stessa potenza esplosiva (fa jing) di un pugno.
Il rapporto stabilito con il proprio corpo e la propria mente, cosi come tra i muscoli e gli organi interni, è di perfetto equilibrio.
Il praticante ha raggiunto così il bilanciamento perfetto tra Yin e Yang (50% e 50%).
Per le fonti originali di questo articolo vedi I CINQUE LIVELLI DI ABILITA’ NEL TAIJIQUAN STILE CHEN di Gianna Sabatelli da “Arti d’Oriente” luglio-agosto 2002.
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