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Il ferro avvolto nel cotone

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La pratica del Bāduànjĭn (Otto Pezzi di Broccato)

Pubblicato da vito su febbraio 21, 2008

 

Ideogrammi per Baduanjin 

L’ideogramma “” rappresenta “divisione”, “separare”, per estensione “otto” (nel senso di separare in due gruppi di quattro); “duàn” significa “pianta che cresce” (a sinistra), “colpito” o “interrotto” (a destra), insieme “sezione”, “parte”, in questo contesto gruppo di esercizi come parti di una sequenza; il carattere “jĭn” indica seta (a sinistra) preziosa come oro (a destra), quindi broccato, anche bello, glorioso.
L’insieme Bāduànjĭn si può quindi tradurre con “otto pezzi di broccato (o preziosi)”, con il senso di “una serie di otto esercizi preziosi”.

Generalità

L’ideogramma Ba Duan Jing significa: otto pezzi preziosi, sono infatti una serie di otto esercizi che servono ad aumentare l’energia; e per questa peculiarità vengono praticati in molte scuole di arti marziali. Si possono praticare nella sequenza sotto esposta per aumentare l’energia o selezionando gli esercizi specifici a scopo terapeutico. Vengono eseguiti lo stesso numero di volte, all’inizio nove volte per esercizio, utilizzando i multipli di nove con la pratica.
E’ adatta per stirare i meridiani e sbloccare tutti i percorsi dell’energia (qi) all’interno dell’organismo umano. Equilibra l’energia in tutti gli organi interni ed elimina ogni tipo di tensione nervosa o emotiva. Può essere praticata in modi differenti, a seconda dello scopo che ci si prefigge, marziale o terapeutico, o a seconda del tipo di praticante (bambino, anziano, sano o malato). Gli esercizi che la compongono possono essere fatti uno per volta o tutti insieme, uno di seguito all’altro separatamente, o uniti in un’unica sequenza. Qui li analizziamo singolarmente per poterli meglio comprendere dal punto di vista terapeutico e funzionale.
 

Entrambe le Mani Sostengono il Cielo (o Toccare il cielo con le mani)Shuāng Shŏu Duó Tiān

Con questo esercizio si comincia la serie degli otto broccati. In posizione eretta con i talloni possibilmente uniti o con le gambe aperte alla larghezza delle spalle e con le braccia distese in maniera naturale lungo l’asse del corpo, si aprono le braccia lateralmente e inspirando si portano sopra la testa incrociando le dita. Continuando l’inspirazione si voltano le mani mettendole con il dorso rivolto verso la testa e, mantenendo le dita incrociate, si distendono le braccia verso l’alto alzandosi sui talloni e distendendosi immaginando di toccare il cielo. Si separano le mani fra loro e inspirando si portano in basso lateralmente al corpo riabbassando i talloni lino a poggiare piedi interamente per terra.
La respirazione dovrà essere naturale in tutte le fasi dell’esercizio. Con questo esercizio è come se durante a prima fase del movimento ci si aprisse per captare l’energia, e durante la seconda fase è come se ci si richiudesse. facendo entrare tutta l’energia captata dentro il corpo. Questo esercizio attiva lo scorrimento dei liquidi, tonifica il tronco, migliora il tono degli arti superiori, la pesantezza alle gambe con caviglie gonfie e ritenzione idrica; il ventre gonfio da cattiva circolazione dei liquidi.

Tendere l’Arco a Sinistra e a DestraZuŏ Yòu Kāi Gōng

La posizione di partenza è quella del cavallo. Lo sguardo è rivolto davanti al vostro corpo che si mantiene in posizione eretta. Le mani, con i pugni chiusi si trovano poggiate sui fianchi. Da questa posizione si portano le mani davanti il corpo incrociando le braccia mentre si spostano all’altezza delle spalle, ponendo il braccio sinistro all’interno. A questo punto si comincia l’inspirazione distendendo il braccio sinistro come se si impugnasse un arco, mantenendo la mano aperta e unendo il pollice e l’indice. Il braccio destro, contemporaneamente, si sposta verso destra all’altezza della spalla con il pugno chiuso come se tirasse la corda dell’arco. Il braccio dovrà spostarsi vicino al petto, e dovrà mantenersi dritto in linea con il corpo. La testa girerà lentamente verso sinistra accompagnando il movimento. Durante l’esercizio bisogna visualizzare di mirare a un bersaglio molto lontano e di tirare con l’arco la freccia. Quando la fase di estensione è stata completata e terminata anche l’inspirazione, comincia lentamente, con uno sforzo che progressivamente decresce, la fase di espirazione, durante la quale si raggiunge la posizione con le braccia incrociate davanti al corpo in cui entrambe le mani hanno di nuovo i pugni chiusi. Da questa posizione si portano nuovamente i pugni ai fianchi e si ripete il movimento a destra per completare esercizio. Questo esercizio migliora la circolazione dei liquidi della parte superiore del corpo, è utile per tutti i problemi respiratori, enfisema, bronchite cronica, asma allergica, dispnea da sforzo.

Una mano spinge il cielo e l’altra tocca la terraZhù Beì Dú Lì

Con i talloni possibilmente uniti e il corpo dritto con le braccia distese lungo il suo asse, si alza lentamente il braccio sinistro e lo si porta, con il palmo della mano rivolto in alto sopra la testa. Contemporaneamente la mano destra si solleverà un poco mantenendosi lateralmente al corpo con il braccio piegato e il palmo della mano rivolto verso il basso.
Durante questa fase inizia l’inspirazione in maniera naturale, e prosegue distendendo le braccia una verso alto a toccare il cielo, e una verso il basso a toccare la terra.
I talloni dovranno rimanere poggiati per terra.
Espirando lentamente il braccio sinistro scende fino a ritornare alla posizione di partenza e la mano destra, rilassata, riprenderà la sua posizione naturale.
L’esercizio si considera completo quando è eseguito da entrambi i lati.
Questo esercizio tonifica gli organi della digestione, milza e stomaco secondo la MTC.

Guardare la Luna alle Proprie SpalleZuò Yuè Hòu Zhào

Il quarto esercizio è molto semplice: bisogna restare immobili e, inspirando molto lentamente, portare la testa lateralmente a sinistra. Espirando la testa viene riportata al centro. Durante il movimento bisogna immaginare di essere una cicogna e di fare ruotare completamente la testa così da potere guardare dietro il collo. Questo esercizio va molto bene per lutti i problemi cervicali e in genere per tutte le malattie croniche perché mette in movimento e attiva lo yang della cerniera cervicale.

Dondolare e Muovere la Vita e la CodaYāo Dŏu Băi Wĕi

In questo esercizio siamo nella posizione del cavaliere: le nostre mani si trovano appoggiate sulle cosce, con i pollici rivolti verso l’esterno e le altre dita verso l’interno.
Il busto è mantenuto inclinato in avanti e si muove lateralmente a sinistra facendo dei cerchi prima in un senso e poi nell’altro. Successivamente si ripete questo movimento dall’altro lato. Questo esercizio calma “lo yang del cuore e del fegato”, agisce cioè su agitazione e ansia.

Chinarsi per Rinforzare la Schiena e i LombiJiàn Hòu Wān Yāo

La posizione di partenza è quella dell’esercizio toccare il cielo con le mani, quindi con i talloni possibilmente uniti e le braccia distese lungo l’asse longitudinale del corpo. Inspirando si sollevano lateralmente le braccia verso l’alto;a questo punto inizia l’espirazione che accompagna il movimento di discesa che viene fatto oltre che dalle braccia anche dal tronco, fino a quando le mani non arrivano in prossimità dei piedi o li toccano.
Inspirando si solleva il corpo e, portando le mani sulla zona lombare, ci si inarca leggermente verso dietro. Questo movimento tonifica i Reni, l’apparato urinario, migliora la libido, rinforza la zona lombare.

Colpire a Sinistra e a Destra con lo Sguardo attentoZuŏ Yòu Fáng Dă

La postura di partenza è quella del cavallo e le mani con i pugni chiusi si trovano entrambe lungo i fianchi. Da questa posizione espirando si porta il pugno velocemente verso avanti ruotandolo come per colpire. Durante il movimento si dovranno aprire bene gli occhi.
Questo esercizio serve per aumentare la forza e calma “il fegato”, cioè la tendenza alla irritabilità, migliorando l’adattabilità allo stress.
N.B. : Durante la sua esecuzione è opportuno evitare di guardare il colore rosso perché in questo caso anziché aumentare la forza si aumenta l’irritabilità, l’irascibilità.

Muoversi facendo Sobbalzare il DorsoYū Zhù Jĭ Diān

Con i piedi uniti, alzate i talloni e fateli tremare con un movimento dall’allo verso il basso corto e veloce. Dovete sentire la vibrazione che sale dalle gambe fino alle cosce e poi fino al dorso, lungo la colonna vertebrale. Questo esercizio, che chiude la sede degli Otto Broccati, rilassa il corpo e mette in circolazione tutta l’energia prodotta all’interno della sequenza.

Risorse:

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Saggio sintetico di Quanshou (Taijiquan) di Chen Xin

Pubblicato da vito su gennaio 10, 2008

(traduzione del testo originale commentato da Vito Marino)

  • Puro Yin senza alcuno Yang porta a una mano debole,
  • puro Yang senza alcuno Yin è una mano dura,
  • Uno Yin e nove Yang è come un bastone squilibrato (letteralmente “un bastone pesante sulla sommità”, NdT),
  • due Yin e otto Yang è una mano dispersa (o “sparpagliata”, letteralmente “una mano nuova senza disciplina”, NdT),
  • tre Yin e sette Yang è ancora troppo dura (letteralmente “ferma sull’aspetto duro”, NdT),
  • Quattro Yin e sei Yang è una mano accettabile (letteralmente “vicino a una buona mano”, NdT),
  • Solo cinque Yin e cinque Yang è perfetto (letteralmente “uno vero Maestro”, NdT),
  • è in questo caso una mano meravigliosa,
  • Quando la mano meravigliosa si muove, c’e’ un Taiji, è impossibile indovinare la sua traiettoria.

Commento al testo

Il testo è una vera e propria guida all’apprendimento del Taijiquan, attraverso l’individuazione di sei livelli di pratica e abilità raggiunte.

Si passa così a descrivere un livello iniziale, “Puro Yin senza alcuno Yang” e “puro Yang senza alcuno Yin”, in cui il praticante è totalmente nella condizione di usare la sola forza muscolare (puro yang), tipica di chi cerca fin dall’inizio l’abilità marziale praticando il Taijiquan come se fosse un’arte marziale “esterna”, o in quella in cui non è in grado di sviluppare alcuna forza (puro yin), come chi pratica il Taijiquan solo come metodo per rilassare il corpo, e via via si passa a livelli che si avvicinano sempre più a quella ideale, “cinque Yin e cinque Yang”, in cui morbido e duro sono perfettamente equilibrati, salute perfetta ed efficacia marziale conseguiti pienamente.

Dalla descrizione dei livelli di pratica si può anche intuire come il processo di apprendimento passi attraverso la ricerca dell’affinamento dello Yin, bisogna, in altre parole, cercare sempre il rilassamento nel movimento, probabilmente la cosa più difficile nelle prime fasi della pratica, come molti praticanti sanno bene…

L’autore del Saggio Sintetico di Quanshou, Chen Xin, chiamato anche Pinsan, è soprattutto l’autore  del primo vero classico sul Taijiquan.

Chen Xin, nato nel 1849 e morto nel 1929 alla rispettabile età di 80 anni (si pensi che ancora nel 1950 la durata media della vita in Cina era di 35 anni), appartenne alla XVI generazione della famiglia Chen di Chenjiagou, Contea di Wen, Provincia dello Henan. Padre e zii erano famosi praticanti di arti marziali nel villaggio, e Chen Xin, come i suoi fratelli, iniziò molto presto il suo apprendistato, sebbene egli fosse indirizzato dalla sua famiglia maggiormente verso studi letterari. In particolare iniziò lo studio del Taijiquan con il padre, Chen Zhongshen, ma ben presto, per il suo trasferimento in un’altra località, continuò con il famoso zio Chen Youben, famoso anche per avere sistematizzato le conoscenze precedenti della famiglia con la ideazione di forme che chiamò Xiaojia, “Piccola Struttura”.

A 59 anni decise di mettere a frutto i suoi studi letterari iniziando a lavorare su un testo di Taijiquan, non avendo raggiunto risultati eccellenti nella pratica.

La stesura del libro durò 12 anni, dal 1908 al 1920, anno in cui vide la luce il “Trattato illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” (“Chenshi Taijiquan Tushuo”), conosciuto attualmente anche come “la Bibbia delle Arti marziali”. Il libro fu compilato a mano in quattro volumi per complessivi 250.000 caratteri circa.

Chen Xin non ebbe figli, e passò il suo libro al nipote Chen Chunyuan prima di morire, dicendogli: “Questo è il frutto del  lavoro della mia  intera vita, pubblicalo e dallo a quelli che se lo meritano, latrimenti brucialo, ma sii sicuro di non consegnarlo nelle mani degli ignoranti e dei presuntuosi!”

Bibliografia essenziale

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Tàijíquán come forma di Qìgōng: lo stile Chén Xiăojià

Pubblicato da vito su dicembre 17, 2007

Elementi “interni” della pratica del Tàijíquán

Uno dei punti fondamentali del Tàijíquán è l’attenzione sull’”intenzione”, o ”intenzione cosciente”, “Yì”, per controllare il flusso del Qì. I piedi e le anche sono i fulcri da cui tutti i movimenti della parte inferiore del corpo, e la forza stessa del Qì prodotta, originano, il Dāntián inferiore è la zona centrale, il centro da cui originano invece tutti i movimenti della parte superiore del corpo. Si mantiene il corpo sempre allineato e interconnesso, in modo tale che il movimento di una parte del corpo provochi un cambiamento coordinato in ogni altra parte.

Un altro elemento importante nella pratica del Tàijíquán è l’essere “Sōng”. Nonostante si possa tradurre Sōng con “rilassamento”, non bisogna confondere le due cose. Sōng significa, si, essere rilassato, ma anche all’erta, morbido, agile e in grado di muoversi rapidamente, e contemporaneamente anche forte, “come il ferro avvolto dal cotone”. L’ottenimento di queste capacità ha come punto iniziale la ricerca del rilassamento sia fisico che mentale.

Le spalle e le anche, le “barriere” articolari più importanti e grosse del corpo sono cruciali nella ricerca del rilassamento, e quindi della libera circolazione del Qì nel corpo. Il rilassamento delle anche è prioritario, in quanto facilita quello delle spalle. Flettere l’articolazione delle anche e piegare le ginocchia per tenere sospesa la testa sono le due esigenze maggiori per il corretto posizionamento del corpo nel Tàijíquán.

Il segno che la pratica del Tàijíquán è corretta è che si può sentire il proprio Qì circolare e il Jìn accumularsi nei muscoli e seguire l’intenzione del nostro movimento.
Per arrivare a questo punto è necessario allineare il corpo secondo certe regole fisse, correlate alla “apertura” di determinati punti del corpo su cui si deve portare l’attenzione durante la pratica.

Punti (agopunti) importanti nella pratica Tàijíquán

Esamineremo brevemente alcuni tra i punti (agopunti) più importanti da conoscere ai fini della pratica dello stile Chén del Tàijíquán.

KI1/Yŏngquán (Fontana Gorgogliante). Quando si appoggia il piede sul terreno a piatto e rilassato, il peso del corpo dovrebbe essere scaricato su questo punto. La pratica lenta delle forme di Tàijíquán permette di “sentire” questo punto. Nel Tàijíquán si dice: “Tutti i movimenti hanno la loro origine nei piedi, cominciano nelle gambe, sono controllati dalla zona della vita, si concludono alle mani”. In ogni movimento la percezione dello stesso deve essere radicata nel punto KI1/Yŏngquán. Il peso parte da uno di questi due punti, “riempiendo” l’arto inferiore corrispondente e “svuotando” l’altro.

GV4/Mìngmén (Porta della Vita). Tra la seconda e la terza vertebra lombare, alla stessa altezza dell’ombelico. Quando il petto viene rilassato e diventa “vuoto”, GV4/ Mìngmén viene automaticamente tirato in fuori. Questo punto si può considerare il punto più importante della zona della vita per quanto riguarda il movimento nel Tàijíquán.

GV20/Băihuì (Cento Riunioni). Tutti i meridiani Yáng si incontrano a questo punto. A livello di questa zona si dovrebbe sentire una sensazione di “tiraggio”, come se si fosse sospesi da questo punto verso l’alto. In caso contrario, durante la pratica il corpo sarà senza sostegno, flaccido. Per ottenere un corretto posizionamento di questo punto non fare pendere la testa in avanti (per guardare in basso), o indietro durante la pratica del Tàijíquán, e rientrare il mento. “Sospendere la sommità della testa” aiuta a condurre il Qì nel suo tragitto da KI1/Yŏngquán fino alla testa.

LU1/Zhōngfu (Dimora Centrale). In questo caso “Centrale” significa Riscaldatore Medio. Si trova al margine inferiore del 1° spazio intercostale, a sei cùn dalla linea mediana, sotto il processo coracoideo della scapola. Rilassando questi punti si rilasseranno clavicole e spalle, facilitando l’affondamento del Qì nel Dāntián e il raddrizzamento della zona lombare. In particolare, una volta che il Qì arriva alla testa, ridiscende verso il basso lungo la linea mediana del corpo. Per permettere questo tragitto bisogna appunto rilassare il petto e lasciare discendere le costole.

CV1/Huìyīn (Incrocio dello Yīn, o Riunione del Perineo). A metà strada tra la radice dei genitali e l’ano. CV1/Huìyīn, insieme a GV20/Băihuì, sono i due unici punti che si devono tenere e percepire sollevati verso l’alto. Importante la sensazione dell’allineamento tra questi due punti per facilitare la messa in moto del Piccolo Circuito Celeste (circolazione tra Dūmài e Renmài).

Tàijíquán e Qìgōng

La pratica del Tàijíquán, analogamente alla pratica del Qìgōng taoista, è generalmente distinta in quattro tappe:

  1. “Zhu ji” (Costruire le Fondamenta). Pratica di tecniche introduttive per il raggiungimento del rilassamento fisico e mentale, finalizzato a rallentare, fino a fermarlo, il flusso dei pensieri. Particolarmente importante è l’attenzione su quelli che si chiamano “i legamenti”, cioè le articolazioni: dalla spalla al polso, dai fianchi al tallone, dal sacro alla testa. Nella nostra Scuola questo prevede anche la pratica di una sequenza di posture e movimenti chiamata Wŭgōng, dei Bāduànjĭn (“Otto Broccati”), di esercizi introduttivi sui movimenti di base del Tàijíquán.
  2. “Ning jing lian qi” (Condensare il Jing per Raffinare il Qì), o “Lian jing hua qi” (Raffinare il Jing per Trasformarlo in Qi). Si pratica la concentrazione mentale su alcuni punti del corpo come i tre “Dantian”, il che permette al qi di potere scorrere all’interno del corpo e nei meridiani. A questo livello è importante la concentrazione sui punti sopra descritti e altri ancora durante l’esecuzione delle “forme”. Bisogna “sprofondare il Qì nel Dāntián” inferiore, in seguito fargli raggiungere braccia e gambe.
  3. “Lian qi hua shen” (Raffinare il Qì per Trasformarlo in Shén). Raggiunta l’armonia tra Shen e Yì, il qi sarà raffinato per raggiungere un più alto stato di coscienza e consapevolezza. Questo è il livello che fa sviluppare sensibilità particolari, al livello fisico e a quello psichico. A questo livello il Qì si muove attraverso l’osso sacro fino alla testa. Su questo punto scrive Cheng Man Ch’ing (1910-1975), un famoso Maestro di Tàijíquán, proprio a proposito di una tappa della pratica del Tàijíquán: “Quando il principiante inizia a imparare il T’ai Chi Ch’uan, dovrebbe chiudere la sua mente e il ch’i (altra traslitterazione di Qi) nel tan t’ien (altra traslitterazione di Dantian). … Dopo lungo tempo, il ch’i passa naturalmente attraverso il coccige, si diffonde lungo la colonna vertebrale e viaggia su attraverso la regione occipitale fino alla cima della testa; quindi ridiscende verso il tan t’ien. Ciò corrisponde all’unificazione dei meridiani jen altra traslitterazione di Ren, si riferisce al Canale extra Remai) e tu (altra traslitterazione di Du, si riferisce al Canale Extra Dumai) e all’accoppiamento di cuore e reni”. Non è una esatta descrizione della diffusa tecnica di Qìgōng detta Xiăozhōutiān (Piccolo Circuito Celeste)?
  4. “Lian shen huan xu” (Raffinare lo Shén per Tornare al Vuoto). La pratica a questo livello fa sì che la “perla brillante” cresciuta all’interno del Dantian si espanda nel corpo fino alla testa, illuminandolo. E’ il raggiungimento dell’estasi mistica, in cui si eliminano i confini tra il sé e il non-sé, tra “io” e Natura. A questo livello si è in armonia con il proprio avversario, e, per esempio, nello studio e la pratica del Tuīshŏu, “Spinta delle Mani”, si impara il “Tīng Jīn”, “ascoltare la forza” del partner, la si “comprende”.

Conclusioni

Il Tàijíquán, soprattutto lo stile Chén Xiăojià deriva, come il Qìgōng Taoista, dalla grande corrente filosofica del Taoismo, che ne influenza molto di più del Confucianesimo le tappe della pratica.
Alcune scuole di Qìgōng Taoista sono basate su movimenti e ”camminate” in cui si coordina il passo con il movimento delle mani. Analogamente il Tàijíquán Chénshi Xiăojià, attraverso la pratica delle “forme”, fin dall’inizio dell’apprendimento combina durezza e morbidezza, vuoto e pieno, Yīn e Yáng, anche se all’inizio prevale la ricerca della morbidezza e del rilassamento, mentre la maggior parte delle altre scuole di Tàijíquán basano la pratica iniziale sulla lentezza e il rilassamento.

Per concludere, le caratteristiche che permettono di considerare il Tàijíquán come una forma di Qigong si possono così riassumere:

  • Riequilibrio del corpo (Tiáoshēn). Attraverso lo studio dei movimenti di base e dell’esecuzione delle “forme”.
  • Riequilibrio del respiro (Tiáoxī). Il respiro si mantiene naturale durante la pratica, e con il progredire dell’esercizio diventa spontaneamente più profondo, uniforme e lento ma senza sforzo, scendendo verso il Dāntián. Ai livelli più avanzati il respiro si coordina con il movimento, con l’inspirazione durante i movimenti verso l’alto e l’interno e l’espirazione durante i movimenti verso il basso e l’esterno.
  • Riequilibrio della mente (Tiáoxīn). La concentrazione sugli agopunti descritti favorisce il riequilibrio dello Shén e dello Xīn, portando il praticante avanzato alla sensazione di fusione con l’ambiente circostante, punto più alto della pratica del Tàijíquán.

Gli autori:

Vito Marino: Vice-Presidente FISTQ, Presidente Onorario dell’Associazione QI, Istruttore di Qigong e di Taijiquan, Docente al Master Universitario di Agopuntura e MTC (Università di Palermo).

Riccardo Lombardo: Istruttore di Taijiquan, Maestro di Difesa Personale

Questo articolo è stato pubblicato per gentile concessione del Dr. Vito Marino.

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