I classici del Taijiquan in archivio digitale

Sembra che alla fine qualcuno l’abbia fatto! Il National College of Physical Education and Sports of Taiwan ha creato un’archivio con alcuni dei più famosi, e introvabili, manuali di Taijiquan classici.

Tra gli altri sono presenti scritti originali di Yang Cheng Fu, Chen Zhi Ming (di cui abbiamo già parlato), Chen Xin (l’opera completa in 4 volumi), etc. etc.

Per chi vuole impegnarsi a capirci qualcosa in cinese (tutto è rigorosamente in ideogrammi), una vera manna dal cielo!!!

Io comunque consiglio un servizio di traduzione (magari Google) di pagine web. Per quanto incomprensibili siano i risultati, almeno è possibile (con tanta buona volontà) riuscire a capire autore e titolo.

La qualità delle immagini è buona, anche se per la stampa la dimensione e la risoluzione non è l’ideale.

Buona consultazione!!!

Le antiche arti marziali cinesi: Sanda e Shuai Jiao

La maggior parte delle arti marziali cinesi affonda le sue origini nella notte dei tempi. E’ ormai accettato all’unanimità che tutte le arti marziali moderne hanno comunque avuto origine da quelle praticate nel tempio Shaolin, da che il monaco Buddista Da Mo (detto anche Bodhidharma) arrivò dall’India nel 527 A.C. circa e, dopo nove anni di meditazione, trasmise ai monaci del tempio due trattati di Qi Gong: l’Yi jin jing (Classico del cambiamento dei muscoli e dei tendini) e lo Xi sui jing (Classico della purificazione del midollo osseo).

Da quel momento in poi l’energia interna (Nei Jin) venne presa in considerazione per l’allenamento nelle arti marziali, chiarendo il fatto che oltre alla forza muscolare (Li) era necessaria una grande forza interna (Qi) per rendere efficaci e “potenti” le proprie tecniche marziali (sia negli stili interni che in quelli esterni).

Prima di allora la storia delle arti marziali era già millenaria.Vari stili e scuole erano già stati creati e approfonditi e altri si erano già persi nel tempo o fusi e/o trasformati in altri.

Ci sono alcuni “stili” (se così possono essere chiamati) antichissimi di arti marziali cinesi che vengono praticati ancora oggi (anche se con alcune importanti modifiche) e che in Cina, come nel resto del mondo, hanno un ampio seguito sia di pubblico che di praticanti.

Queste antiche arti marziali sono il Sanda (anche detto San Shou) e lo Shuai Jiao (anche detto Lotta cinese). Molte delle tecniche relative alle arti marziali moderne sono state mutuate da queste ultime.

Il Sanda

Il Sanda è una antica arte marziale cinese altrimenti chiamata anche con il nome San Shou (pressapoco “mani alla rinfusa”), termine che viene generalmente associato al Sanda (appunto) o, più diffusamente, alle tecniche di lotta delle arti marziali in genere.

Molto simili sono il Kick Boxing occidentale e il Muay Thai (o boxe thailandese), arti marziali che sicuramente molto hanno appreso dalle tecniche e dalla tradizione del Sanda.

Altri nomi utilizzati per il Sanda sono: Xiangbo (lotta contro l’altro), Shou-Bo (lotta con le mani), Bian (impetuosità), Baida, Shou-zhan (battaglia con le mani).

Nella nostra epoca il Sanda è stato codificato a partire dagli anni ’60 con nuove regole, per evitare danni fisici gravi ai combattenti impegnati negli incontri.

Arte marziale dinamica e, a volte, molto violenta, nel Sanda “moderno”, a differenza del passato non sono ammessi colpi di ginocchio, di gomito o leve articolari. Il resto dei colpi possibili è, quindi, ammesso.

I contendenti, che gareggiano su di un ring chiamato “Leitai”, indossano inoltre protezioni per le varie parti del corpo (testa, mani, torace,genitali e bocca). Fino a qualche anno fa venivano inclusi anche i paratibie (mentre gli incontri di Sanda italiani li prevedono ancora).

Storicamente il Sanda ha origine molti secoli fa, tanto che si pensa che le società primitive già praticassero questo tipo di combattimento. Le prime fonti documentate descrivono incontri di Sanda già nel “periodo delle primavere e degli autunni” e “degli stati combattenti” (720-221 A.C.).

In questo periodo l’arte marziale si identifica con il nome di “Leitai” che, come già detto indica la parola ring. Tali incontri avevano ben poco delle tecniche moderne e, a quanto pare, venivano ammesse anche armi. Molto spesso il combattimento si concludeva con la morte, il ferimento o la menomazione grave di uno dei due contendenti.

Durante la dinastia Song (960 D.C. – 1279 D.C.) e fino alla dinastia Qing (1644 D.C. – 1911 D.C.), il Sanda veniva ampiamente praticato dalla popolazione, sopratutto in feste e sagre paesane dove venivano organizzati dei tornei liberi e dove, a quanto pare, molto forti e presenti erano anche le donne.

In tempi più moderni, i tornei di Sanda vennero giudicati troppo cruenti tant’è che, riunite le maggiori scuole, le regole dei combattimenti vennero modificate verso un criterio di sicurezza maggiore.

Guarda un’incontro di Sanda da Youtube

 

Lo Shuai Jiao

L’origine della lotta libera cinese si perde nella notte dei tempi, ma è sicuramente nelle regioni del Nord che ha avuto il suo inizio. Per le sue specifiche caratteristiche lo Shuai Jiao viene inserito in un contesto diverso da tutte le altre arti marziali cinesi.

Tanti sono i nomi che sono state dati nel tempo allo Shuai Jiao. Si pensa infatti che in passato venisse chiamato Jiaoli (“fare ogni sforzo con le corna”) oppure Jiaodi (“opporsi a qualcuno con le corna”) oppure Xiangpu oppure Zhengjao (“competere e cadere”).

Lo “Jiaodi” veniva indicato già nel 2687 A.C. per definire un tipo di lotta che veniva praticato con indosso dei copricapi sormontati da corna (da questo il significato della traduzione di cui sopra). L’imperatore giallo includeva la lotta libera nell’addestramento delle sue truppe, così come veniva fatto durante la dinastia Zhou, ma con il nome di “Jiaoli”.

Lo “Jiaoli” comprendeva varie tecniche di combattimento tra le quali “colpire”, “sottomettere” e “bloccare l’avversario”. Per la sua antica tradizione e per la completezza delle sue tecniche è molto probabile che la lotta libera cinese (assieme al Sanda) sia alla base della stragrande maggioranza delle arti marziali cinesi più recenti.

Il termine moderno di “Shuai Jiao” fu scelto nel 1928 dall’accademia delle arti marziali di Nanchino (Zhong Yang Guo Shu Guan). Lo Shuai Jiao è oggi molto popolare tra le popolazioni di etnia mongola e fa parte dell’addestramento regolare di polizia e militari cinesi.

In passato le maggiori fucine di talenti nascevano in ambito imperiale e precisamente durante la dinastia Qing. Era infatti nella Shanpuying (la scuola di addestramento delle guardie imperiali) che i migliori atleti si formavano.

In realtà lo Shuai Jiao, così come è possibile vederlo oggi, è un misto di tecniche di lotta mongole e mancesi adattate al contesto culturale e sportivo cinese.
 

Guarda un’incontro di Shuai Jiao da Youtube

 

Risorse:

Gli esercizi del bozzolo di seta (Chan Si Gong)

I classici del Taijiquan dicono che non esiste movimento senza il Qi del bozzolo di seta (Chan Si), che deriva dai reni e che circola in tutto il corpo.

Ogni singola e minima parte del corpo beneficia e viene coinvolta nella circolazione del Qi. Migliora così la circolazione del sangue, la respirazione, la digestione e il benessere fisico in generale.

 

Nei secoli, lo stile Chen del Taijiquan ha mantenuto una forte componente tradizionale, così la pratica degli esercizi del bozzolo di seta (Chan Si Gong) è arrivata nella nostra epoca praticamente immutata.

 

Il tipico metodo di allenamento del Taijiquan è la continua ripetizione, assimilazione e perfezione delle forme (Tao Lu) così da “sedimentare” i movimenti e renderli propri, imparare lo sviluppo e la circolazione del Qi, sviluppare la sensibilità nei confronti del mondo esterno (l’avversario, .ndt;).

 

Tutto ciò non è sbagliato, ma usare solamente questo tipo di allenamento senza sperimentare ed estrinsecare e le singole tecniche singolarmente, oltre a essere molto frustrante, può rallentare considerevolmente il percorso di apprendimento del praticante (il cosidetto “Gong Fu”).

 

Se l’obiettivo è quello di sviluppare la propria abilità nelle arti marziali (e non solo, .ndt;), la pratica degli esercizi del bozzolo di seta è il sistema ideale per imparare a sviluppare qualcosa di veramente importante. Lo sviluppo dell’energia interna può essere così considerevolmente aiutato nella sua crescita.

 

L’energia del bozzolo di seta è la base del movimento interno delle forme del Taijiquan e costituisce una perfetta base per la sviluppo di un corpo forte e fluido. Infatti, capire il movimento del bozzolo di seta aiuta a rilassare e sensibilizzare il corpo. Caratteristiche queste che, nella pratica del Taijiquan sono fondamentali. La pratica di semplici esercizi, aiuta a capire i movimenti fondamentali, facilitando lo studente nell’accrescimento della propria abilità e della propria conoscenza.

 

 

Il nome “Bozzolo di seta” deriva dal tipico movimento a spirale che si compie per “avvitare” l’energia del corpo dalla terra (attraverso i piedi, le gambe, il Dan Tian e il dorso fino alle spalle e poi attraverso le braccia) fino alle mani, così come il movimento del bozzolo di seta che viene creato dal baco.

In questo senso quindi è come se il corpo torcesse se stesso (“come un asciugamano strizzato”) per emettere energia. In realtà la produzione di questo movimento, a prima vista semplice, viene finemente guidato dalla mente per la la produzione di una energia interna e fisica.

 

Negli esercizi del bozzolo di seta, le zone e i punti del corpo più interessati sono:

 

  • Il Mingmen

  • Il Dan Tian

  • La zona della cintura

  • Le anche

  • La schiena

  • Le spalle

  • Le ginocchia

  • I piedi

  • Le mani

  • I polsi

 

Questi punti e parti del corpo nella pratica sono perfettamente interconnessi e coordinati tra di loro.

 

Nella parte superiore del corpo, la spirale della cintura crea la spirale delle spalle, dei gomiti e dei polsi, mentre nella parte inferiore crea la spirale delle anche, delle ginocchia e delle caviglie.

 

I principi che regolano i movimenti dell’energia del bozzolo di seta sono principalmente tre:

 

  • La proiezione del corpo che regola la spirale dell’energia

  • La proiezione antero-posteriore del corpo

  • L’unione della spirale d’energia con la flessione antero-posteriore della spina dorsale

 

Nella maggior parte dei casi i principi che vengono applicati sono due, ma di questo poco importa. L’elemento veramente importante è infatti la connessione simultanea dell’intero corpo, così che quando una parte si muove tutto il corpo si muove. Per far questo vengono utilizzate la mente, le anche, il Qi e il Dan Tian.

 

Muovere le anche permette a tutto il corpo di muoversi in sincrono e senza sforzo. Se c’è sforzo si verifica un blocco dell’energia. In questo senso quindi è necessario rilassare il Dan Tian, perchè il punto fondamentale del passaggio di energia e proprio lì e tutte le parti del corpo sono profondamente interconnesse attraverso questo punto.

 

La pratica degli esercizi del bozzolo di seta

 

Per praticare gli esercizi del bozzolo di seta bisogna innanzitutto comprendere i principi che sottendono a questi esercizi e a questo tipo di circolazione dell’energia.

 

Nessuno all’inizio è così bravo da comprendere l’esatto percorso dell’energia del bozzolo di seta. Ragion per cui è necessario, come sempre nel Taijiquan, praticare con pazienza e dedizione.

 

Sarà quindi inutile commettere l’errore di enfatizzare eccessivamente i movimenti se alla fine l’energia interna non viene correttamente trasmessa e distribuita.

 

L’obiettivo principale degli esercizi del bozzolo di seta è l’apertura dei meridiani così da far fluire correttamente l’energia, così che il movimento non venga forzato in nessun modo.

 

Un secondo obiettivo è di muovere, come già descritto prima, il corpo in maniera inscindibile, così da poter utilizzare l’energia nei Fajing.

 

Un terzo obiettivo è di sviluppare l’adattabilità alle situazioni attraverso il rilassamento del corpo. Se l’energia non circola bene (il Qi è bloccato) e schiena e Dan Tian sono troppo tesi, non si è in grado di poter cambiare velocemente e l’equilibrio è perduto.

 

Gli esercizi del bozzolo di seta prevedono degli esercizi che conservano l’essenza delle forme del Taijiquan, semplificandone il movimento per una migliore esecuzione.

 

Gli esercizi possono essere diversi tra loro, alcuni sono dedicati al corpo, mentre altri seguono rotazioni complesse su piani orizzontali, diagonali e verticali. La loro esecuzione avviene attraverso spirali “naturali” o “contrarie” e allo stesso tempo complementari. In ogni caso ognuna di queste segue sempre i principi dello Yin e dello Yang.

 

La pratica degli esercizi del bozzolo di seta si svolge attraverso la comprensione delle dinamiche corporee, evitando l’utilizzo della sola forza muscolare, accompagnando la pratica del Taijiquan. Tuttavia il suo sviluppo ne è indipendente.

 

Sia nelle forme del Taijiquan che negli esercizi del bozzolo di seta, il movimento è regolato dagli stessi parametri:

 

  • apertura e chiusura

  • salita e discesa

  • pieno e vuoto

  • cerchio e spirale

 

Indicazioni generali per la pratica

 

  • i movimenti del corpo seguono la spirale interna e un andamento circolare nella parte più esterna;
  • tutti i movimenti devono essere eseguiti lentamente, dolcemente, con continuità ed in modo consapevole;
  • ogni movimento ha origine nell’area del Dan tiane del Mingmen e utilizza una compressione-espansione delle gambe e delle anche in modo da ottimizzare la stabilità ed il radicamento al suolo;
  • nel movimento vengono utilizzati tutti i gruppi muscolari e le articolazioni in modo coordinato e sincronizzato, utilizzando sequenze con andamento a spirale;
  • i movimenti di chiusura seguono la contrazione dall’esterno verso l’interno e quelli di apertura, o espansione, dall’interno verso l’esterno
  • la naturalezza dei movimenti è accompagnata dall’osservazione della mente attraverso una dinamica in cui la mente genera l’intenzione, l’intenzione guida l’energia e l’energia muove l’apparato muscolare e tendineo;
  • la parte superiore del corpo ed in particolare gli arti si muovono seguendo l’intera struttura corporea, coordinandosi con quella inferiore;
  • la capacità di far seguire il movimento attraverso il cambiamento interno è fondamentale per trasferire la forza dalle radici e dal centro verso la parte alta e più esterna.