Il Taijiquan,Yang Shao Hou e il San Shou
aprile 2, 2008 14 commenti
Il San Shou fa propri i principi del Tui Shou (spingere con le mani), del Qinna (afferrare e tenere) e del Dim Mak (o Dianxue e cioè l’arte di colpire i punti dell’agopuntura per provocare danni) per combattere contro l’avversario. In generale il termine San Shou viene utilizzato per indicare il Sanda, la boxe cinese, ma più correttamente indica la lotta “libera” di qualsiasi arte marziale cinese.
In tutti gli stili principali del Taijiquan il San Shou è una pratica avanzata che viene insegnata molto avanti nel percorso di apprendimento.
Il San Shou dello stile Yang è molto complesso è molte delle tecniche principali sono oggi appannaggio di pochi selezionati maestri.
Tuttavia ci sono alcune scuole dello stile Yang che permettono di conoscere questa interessantissima branca della pratica del Taijiquan e la fanno propria nel percorso di apprendimento dei propri allievi. Queste scuole, tra le altre, appartengono al lignaggio di Yang Shao Hou, fratello maggiore del ben più noto Yang Cheng Fu.
Yang Shao Hou, soprannome che gli fu dato in tarda età, studiò il Taijiquan con suo padre Yang Jianhou e suo zio Yang Banhou. Nel suo Taijiquan applicava molti fa jing e i suoi insegnamenti derivano principalmente dallo zio Yang Banhou.
Il Taijiquan di Yang Shao Hou fu di riferimento per molti altri maestri che svilupparono più avanti altre scuole del Taijiquan Yang come, ad esempio Tung Ying-chieh.
Il Taijiquan che Yang Shao Hou praticava era detto della “piccola struttura” ed era considerato la più alta forma di pratica possibile all’interno dello stile Yang. Caratterizzata da velocità di esecuzione, ampi salti e vigorosi calci, la scuola di Taijiquan stile Yang di Yang Shao Hou (e quindi anche di Yang Banhou) è quasi sparita dal Taijiquan Yang moderno a favore della “grande struttura” dello stile Yang propria di Yang Cheng Fu.
Il motivo di questo viene tradizionalmente spiegato con la motivazione che gli allenamenti della “piccola struttura” dello stile Yang fossero così tanto duri da non permettere alla maggior parte degli allievi di completare il proprio percorso di studi. Cosicchè dopo tempo il numero degli allievi diminuiva sempre più.
Tuttavia, i discendenti del maestro Yang Shao Hou, anche se non particolarmente famosi a livello internazionale, continuano a perpetuare in Cina gli insegnamenti dei propri antenati.
Risorse:
-
Biografia di Yang Shao Hou
-
Biografia di Yang Banhou
Quanto di quello che hai scritto pensi sia vero?
Perchè a questo punto mi viene da chiedere, non è che gli allenamenti della piccola struttura dello stile Yang, più che duri fossero invece difficili?
Insomma l’uomo da un bel pò di millenni e sempre lo stesso… mi spiego.
Come oggi anche allora è sicuro che ci fossero uomini avidi di conoscere metodi di combattimento immediati, prendi la moderna Vale-Tude, quindi per loro era incocepibile spendere anni di duro allenamento in uno stile nel quale oltre a metterci il corpo era necessario metterci anche l’intelletto.
Ti rpopongo una nuova chiave di lettura e ti chiedo se ti sembra possibile la scusa della durezza deglli allenamenti, per lasciar svanire “tecniche micidiali”.
Ti parlo da allievo e da ricercatore di arti marziali, forse semplicemente non fu più necessario insegnarle, oppure nessuno, peggio ancora, si propose di impararle.
La storia purtroppo e di chi la scrive, la memoria e di chi la possiede, mi sa che per anni ai noi Lawai, hanno solo dato il cannolo senza il ripieno, ed ecco comparire magicamente fantastici venditori di fumo e scomparire i veri Maestri, per intenderci quelli che pensavano che ripetere in un Taolu le tecniche di combattimento significasse allenare il combattimento dal primo passo all’ultimo.
Odio il pensiero salutistico del Taiji moderno, si pratica ancora per vincere un avversario, oppure per altro? (ndr- per avversario intendo sia una persona che un malessere)
Non posso piegarmi al concetto New Age non lo farò mai.
Cmq sia un pugno resta un pugno anche se viene allenato con il Taiji, quindi il SanShou è insito nel Taiji, di qualsiasi stile, dal primo movimento.
Certo se il tuo insegnante è un ex-ballerino o un vcd, sarai solo come la scimmia di Zhang SanFeng, ma se il tuo insegnante è un vero Maestro non c’è scusa al combattimento.
Saluti Mario.
Ciao Mario! Interessante il tuo intervento. Condivido il tuo punto di vista! Per usare le tue parole, credo proprio che noi occidentali abbiamo ricevuto il cannolo senza il ripieno (o cmq non era “del tutto” pieno) e magari la ricotta non era di primissima scelta.
Caro Mario, io la vedo cosi’. Intanto condivido il tuo commento sul Taijiquan “veramente marziale” tipo”piccola struttura dello yang”, tanto come si puo’ fare a verificare quello che faceva Yang Shaohou? Poi la stragrande maggior parte di quelli che applicano la “marzialita’” al Taijiquan alla fine praticano anche Bagua, Xingyi, Yiquan o altro. Infine, non credo che le sequenza di Taijiquan siano delle sequenze di tecniche da applicare in combattimento, quanto che siano invece una sorta di “grammatica” del movimento umano e un allenamento al “cambiamento”, che poi deve essere sviluppata nella “sintassi” del Tuishou e infine nel “tema libero” del combattimento semi-reale (se fosse veramente reale ne rimarrebbe uno solo…).
Chi poi viene dalla pratica di altre arti marziali, come peraltro lo stesso Chen Wanting, e’ in grado presto di applicare la nuova grammatica al combattimento, chi invece cominciasse con il Taijiquan ha bisogno dei famosi 10 anni…
Saluti a tutti
Vito
Caro Vito, si la visione di grammatica è coerente con il mio pensiero, ovvio, poi come tu ben sai, io sono anche aiutato da una continua fonte dalla quale posso attingere risposte ai miei dubbi.
Sottolineare che di grammatica si tratta è doveroo, ma di una particolare grammatica, che come nella più seria delle tradizioni marziali cinesi, io definirei “grammatica della strategia”, qui mi fermo perchè per persone come te che hanno anni di esperienza quello che ho appena scritto ha senso, ma per chi ha poca pratica potrebbe causare degli inutili conflitti mentali, che all’inizio dello studio è dannoso avere.
Nella speranza di incontrare sia te che Marco a Catania per il Campionato Italiano della FiWuK, fortemente ti saluto.
Che bello ragazzi, non ho parole per ringraziarvi dei vostri interventi. Che i miei articoli siano condivisibili o meno e/o pieni di str******, aprire delle discussioni sul tema di ogni articolo, è proprio il mio obiettivo. D’altronde come scrive il maestro Vito, che ne sappiamo di cosa faceva veramente Yang Ban Hou? A Mario: posso intuire cosa significa “grammatica della strategia” e se volessi approfondire questo concetto su Taijispot ne sarei veramente felice! Ti rinnovo quindi il mio invito a diventare un membro attivo del blog come già lo è il maestro Vito Marino.
P.S.: Maggiori informazioni sul campionato FiWuK? Perchè non organizzare una bella traserta?
Marco sei gentile a farmi questo invito, ti dico che se tu realmente vorrai farmi membro io sarò lieto di innescare il detonatore di altre discussioni.
Vedi, quello che io volevo dire, avallato in un certo qual senso da Vito è che ci sono vari livelli di apprendimento.
Semplificandoli e trascurando i dettagli, un comabattente, un praticante o un allievo (ndr-da questo già è chiaro che ci sono diversi livelli)apprende lo stile o nello specifico il Taolu, per quanto adesso riguarda la maggior parte degli utenti di questo blog, a gradoni.
Mi spiego: pensa alla pratica come il salire una grande scala, all’inizio sei spinto dal desiderio di conoscere e quindi cerchi di correre per questa scala, non avendo cura dell’intensità della scalata, hai solo voglia di salire, magari fai 200 scalini, poi ti accorgi che allo scalino 98 hai perso le chiavi (dettaglio che inizialmente non hai reputato rilevante) quindi non potrai entrare in casa (dettaglio rilevante), adesso puoi entrare in casa ma allo scalino numero 18 hai dimenticato le borse (era faticoso portarele su, meglio correre, abilità non rilevante) ma cosa mai indosserai (abilità rilevante), quindi, coscente delle tue dimenticanze, alla fine decidi di salire nuovamente tutta la scalinata stando ben attento al da farsi, questo ti porterà alla meta? Certo che no, perchè bisogna sempre studiare ma ti avvicinerà ad essa.
Insomma per apprendere uno stile, bisogna passare per livelli, per ogni livello avrai una visione di ciò che fai, qui mi aggancio alla superficialità di molti praticante ed allo snaturamento del Taiji.
Se parliamo della su citata “grammatica” potremo avere uno schema più o meno simile, dico più o meno perchè tutto è relativo alla pratica.
1)Grammatica delle posizioni
2)Grammatica dei colpi
3)Grammatica del corpo
4)Grammatica della tecnica
5)Grammatica della strategia
6)Grammatica dei mutamenti
Ovvio questa è una considerazione personale, dettata dalla circostanza (mutevole per natura, poichè tutto muta), ma non è certo lontata dal percorso che uno segue durante gli anni di studio.
Marco ti saluto rinnovando il mio invito a Catania.
Il tuo commento è stato interessantissimo e utile per quanti vogliano inziare la pratica del Taijiquan.Ci stiamo attivando per essere a Viagrande (CT) al campionato Italiano di Wushu. So che da Napoli arriverete numerosi.Speriamo di incontrarci!!!
1)Grammatica delle posizioni
2)Grammatica dei colpi
3)Grammatica del corpo
4)Grammatica della tecnica
5)Grammatica della strategia
6)Grammatica dei mutamenti
interessante questa classificazione di “grammatiche” del taijiquan! in altro modo, e secondo un altro punto di vista, si potrebbe anche dire:
1) grammatica del copiare il movimento (corporea, passiva)
2) grammatica del cercare di ricordare il movimento copiato (mentale, attiva))
3) grammatica del ripetere quello che si e’ praticato e cercato di ricordare (corporea-mentale, attiva)
4) sintassi dell’allenarsi cercando di migliorare (corporea-mentale, molto attiva)
5) verifica da parte dell’insegnante con correzioni personalizzate e mirate (passiva ma anche molto, molto attiva in un secondo momento)
6) libero componimento avendo assimilato grammatica e sintassi (come dice nell’intervista la Maestra Filosa, per la Maestra Chen Peiju lei e’ pronta per maturare da sola tutto l’insegnamento che le ha dato, un punto di svolta nell’aprendimento).
Vito
Non vorrei che questa discussione poi fossilizzasse un pò il pensiero di chi la legge, ma penso che Vito abbia fatto un passo avanti rispetto al mio schema, nel senso che, condividendo al pieno ciò che lui ha scritto, perchè risulta essere ovvio alla vista di chi prima ha imparato e poi insegna, il mio schema era ancora più modesto, cercando di essere dettagliato almeno quanto lo è stato Vito, vado di seguito ad esplicarlo.
Grammatica delle Posizioni:
-Gli allievi si trovano costretti a passare per il vincolo delle posizioni, inteso proprio come quella serie di posture dettate dallo studio dello stile (Corporeo passivo, incidenza di difficoltà elevata perchè il corpo non ha mai sviluppato quel tipo di posture o quel modo di porre in essere i passi, senso di smarrimento acuto, alta sensazione di squilibrio).
Grammatica dei colpi:
-Gli allievi, fondamentalmente quelli che non hanno mai praticato arti marziali tendono a indirizzare le tecniche, specificatamente quelle di percussione su tragitti vettoriali, dettati dalla casualità.(Mentale passiva, il corpo adesso sa cosa deve fare, quindi abbandona il senso di smarrimento, ma la mente non focalizza i punti).
Grammatica del corpo:
-Gli allievi sono arrivati al punto che hanno assimilato la postura, individuano le direzioni, ma si trovano in un conflitto propriocettivo. (Stato corporeo equilibrato, senso di conoscenza elevato, crisi intenzionale, regressione allo stadio di smarrimento dovuto alla necessità di apprendere che tutto ciò che si fa e diretto dal corpo e non dagli arti, sia inferiori sia superiori).
Grammatica della tecnica:
-Gli allievi adesso entrano nella fase della comprensione, il movimento non è più assimilato al semplice spostarsi ma ci si rende conte che si eseguono “tecniche di combattimento”, che in alcuni casi non riescono a raggiungere le spiegazioni ovvie. (Stato mentale di concentrazione e di studio elevato, ottimo senso propriocettivo, determinazione nelle tecniche, livello d’apprendimento elevato).
Grammatica della Strategia:
-…questo è un segreto!!!
Grammatica dei mutamenti:
-…questo è un altro segreto!!
Beh! Tralasciando le ultime due penso di essere stato coerente con quello sostenuto in precedenza anche da Vito, comunque a convalida o smentita, di ciò che ho detto, sottoporrò questo mio intervento alla Maestra Carmela Filosa, questa sera stessa.
Vi saluto con la certezza di vederci a Catania.
Ragazzi che ne dite di condensare tutte queste informazioni in un articolo? Sono informazioni che qui nei commenti andrebbero sicuramente perse!!!
Se vuoi per me non ci sono problemi, potrebbe essere interessante, ma come vedi le due correnti di pensiero un pò divergono, quindi sarebbe un pò un casotto sintetizzarle.
Catania è vicina! Jiaio!
A me sembrano la stessa cosa espressa in modo diverso. Le differenze non sembrano poi tante! Che ne pensa la maestra Filosa? Hai poi avuto modo di parlarne con lei?
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